Archivio | gennaio, 2013

Le frazzioni de Todi: Romazzano

31 Gen

Frazioni e territorio tuderte

Fontana delle Palle com'era 3

La Fontana delle Palle con tettoia

 ROMAZZANO

Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

Popolazione (1808): 169; (1951): 326. Dell’antico castello non rimane che un avanzo di torre. Pirro Stefanucci trovò quivi, nel 1580, il sigillo di un Cromazio, appartenente certo alla locale comunità romana.
Romazzano aveva una chiesa intitolata a San Martino, che, ormai cadente, venne demolita. Nella nuova chiesa parrocchiale, costruita nel 1912, Si conserva una discreta tela ad olio (fine del sec. XVI), rappresentante Gesù crocifisso con la Vergine e il Santo patrono.
Assai noti, nei pressi del paese, i Torrioni di Santa Cristina, già appartenenti all’omonima villa, della quale restano ancora alcune case. Sono inoltre da ricordare la bella Torre di Scacciatóro, o di laco Orsi, cui era unito un castello dello stesso nome con chiesa dedicata a San Gemine e la quadrata Torricélla, dominante, benché di molto abbassata, le modeste case rurali di una fattoria.

Fontana delle palle 5

Romazzano – La Fontana delle Palle dopo il recupero

1923 Romazzano (la Torricella)

1923  La Torricella

ROMAZZANO (da “L’acqua dei castelli” di Massimo Rocchi Bilancini

Alle otto e mezza di un mattino di una domenica di luglio vi giunsi per l’ennesima volta, per un ultimo sopralluogo, un’ultima verifica. Avvicinandoti, ti aspetti di incontrare e salutare le persone che già conosci. Qui infatti sei di casa. Ci sono i lavori dei campi, l’orto da innaffiare. L’erba che dopo una primavera piovosa è già ricresciuta e di nuovo è da tagliare. Ingenuamente credi di trovarli tutti quanti già in piedi, indaffarati, fra trattori e motozappe e mietitrebbia. Ma chi ti attraversa la strada è solo un gatto. Intanto sei passato accanto al grande piazzale asfaltato, costruito a valle della recente urbanizzazione, che forse mai di auto si riempirà. In fondo alla via, dopo la chiesa, incontri finalmente il primo umano, una signora che lentamente porta un sacchetto verso i bidoni della spazzatura. Avrei dovuto capirlo prima: anche a Romazzano, anche in campagna, hanno imparato a tirar tardi nei sabati sera d’estate.

2015 – Massimo Rocchi Bilancini

1926 Romazzano

1926

Ramazzano

Romazzano 5

Romazzano (la chiesa)

Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti a Romazzano, pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati.

Jacopino Tudertino

jacopino.tudertino@libero.it

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El tamburo

30 Gen

Cassettina

El Commune de Todi, ‘ntel millequattrocendoquarandotto, avéa pijato l’abbitudine de mette, ‘nte un loco pubbrico, ‘na cassettina, chjamata “tamburo”. Li cittadini potéono ‘nfilacce drendo ‘na spece de pizzini, coi quali se potéa dinuncià le cose che nun jàono bene, le propie lagne e li conziji pe’ quilli che stéano a commannà. El nome “tamburo” voléa significàne che quillo che stéa scritto, in quei bijettini, sirebbe stato preso in conziderazzione. Se vede, peròne, che ‘l tambureggio déa un po’ fastidio a li ministratori de la città, conziderato che, de ‘st’usanza, doppo carche tembo, nun se ne fice più gnende. ‘Ntel millecinguecendottandasei, ‘l Papa Paolo III, ordinò tal Commune de ripristinà quista tradizzione. Li Priori doéano aprì  ‘l tamburo prima de ’gni rinione del Cunzijo e mettese a discute le proposte che venìano fatte, scartanno li bijetti che erono ‘nfamanti.
Che granne senzo de la dimocrazzia che ciaeàmo! Però sorge spondanea ‘na dimanna: “ Quanni cittadini, de quilli tembi, sapéano legge e scrìe?”

Jacopino Tudertino

Le frazzioni de Todi: Izzalini

28 Gen

Frazioni e territorio tuderte

Izzalini

IZZALINI

Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

Popolazione (1808): 176; (1951): 383. Si chiamò dapprima Sant’Angelo de Plebe dalla chiesa che era anche pievania. La villa contava circa centosessanta anime, allorché (come. vuole la tradizione) alcune genti d’arme del tiranno Ezzelino da Romano (1194-1259) se ne impadronirono e, cacciati i guelfi, la fortificarono, trasformandola in un ben munito castello che ebbe il nuovo nome di Izzalini.
Pittoresca l’antica porta d’ingresso al paese, la torre (cui sovrasta oggi la cella campanaria), l’arco a tutto sesto che immetteva nella primitiva chiesa parrocchiale.
Izzalini accrebbe la sua potenza con la costruzione, nel 1458, di una fortezza, detta Torre Baldo, cui fu annessa anche una chiesa dedicata a Santo Stefano. Nel bosco di Torre Baldo alcuni ruderi testimoniano l’esistenza (sec. XIII) di un castello che si dice fatto erigere da Ilione Landone (dal quale la famiglia Landi di Todi) e perciò chiamato Castrum Ilionis e poi Castiglione de Franconibus.
Due antiche ville come San Giovanni L’Ammetato (dalle méte, “biche” di grano), e Petacciolo (di cui resta la piccola Chiesa di Santa Caterina) hanno dato il loro nome ad altrettante località o “vocaboli”. Ben conservato, invece, il castello Piemozzo (in parte restaurato), nel quale fino al sec. XVI era la Chiesa di Sant’Andrea; oggi sostituito con un oratorio detto di Santa Chiara.

Izzalini nel 1920

Izzalini negli anni venti

Izzalini 1924 (Torre Landone)i

Izzalini 1924 (Torre Landone)

IZZALINI da “L’ACQUA DEI CASTELLI” di Massimo Rocchi Bilancini

Izzalini è un paese di pietra. Come Romazzano, come Torregentile, ma molto di più.  Un paese sorto sulla pietra e con la pietra edificato, elevato fino alle altezze considerevoli delle sue torri che guardano il contado e dal contado sono guardate. “Pietra viva” che una volta estratta, invecchiando, muta colore e durezza, fortificandosi all’aria e dal nocciola chiaro passando al color tortora, al grigio scuro perfino. “Pietra di Izzalini” per l’appunto, così è chiamata, perché qui è ancora estratta dalla cava, nota e venduta ben oltre il paese. Un paese rinato a nuova vita dopo i recenti restauri, le case ed i palazzi rimessi a posto, le pavimentazioni nuove. Ma non solo: se non c’è la gente che lo anima, un paese, anche se rinnovato, subito muore.  Ad Izzalini invece quei pochi abitanti si sono rimboccati le maniche, aprendosi al mondo e facendosi ospitali, accogliendo nella grande piazza nuovi amici, nelle sere d’estate. Che poi questi siano americani o tuderti, poco importa, forestieri sempre sono.

Massimo Rocchi Bilancini

Piedimozzo 1923

Izzalini 1923 (Castello di Piedimozzo)

Izzalini k

1925 Izzalini (ingresso castello)JPG

1925  Porta di ingresso al castello

 2014 Izzalini (interno frazione)

2014 Interno notturno

Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti a Izzalini, pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati
Jacopino Tudertino

jacopino.tudertino@libero.it

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Nostalgia (di Aldo Angeli)

28 Gen

Francesco Sugar Arge

NOSTALGIA (di Aldo Angeli)

Oh! Todi mia me stai tanto vicina
e nun riesco a rivedette mai;
er core mio però te s’avvicina,
e nun te posso scordà, tu ce lo sai!

So un romano de Todi da tant’anni,
ma er campanile sempre me lo sogno,
me fa dimenticà tutti l’affanni
e de sognallo sento un gran bisogno.

L’anni più belli ormai tanto lontani,
se riaffacceno sempre a la memoria,
ma er destino, se sa, fa scherzi strani,
e nun riesce a cambià la vecchia storia.

Da regazzino quanno pe la Valle
co l’antri regazzini me spassavo,
correvo sempre dietro le farfalle,
a la vecchia certo nun pensavo.

Ma adesso che sto quasi per arivà
senza speranze all’ultima stazione,
San Fortunato la grazia m’à da fa
de rivedella la Consolazione.

Aldo Angeli 1952

CITTADINI DE ROMA (Senatus PopulusQue Tudertinus)

26 Gen

Senatus PopulusQue Tudertinus

Diciotto erono le città d’Italia, stimate le più ricche e belle, addòe Ottaviano, doppo la battaja de Filippi (42 a.c.), dislocò li soldati romani veterani. In Umbria solo Spello e Todi furono Colonie militari che arlocarono li reduci de la guerra Filippica. Lucio Calpurnio, prefetto de Roma, divenne cusì cittadino tuderte. Nel futuro, la famija Calpurnia dette gran lustro a la città de Todi, comme tandi andri tuderti che occuporono alte cariche de l’Impero Romano. Tra quisti vonno mentovati:

Lucio Marciano, che fune Edile de Roma (‘mportante manzione ministrativa)
Tito Pompilio che svorze ‘l compito de Prefetto de la Coorte
Quinto Cecilio Attico, glorioso Tribuno de li soldati
Marco Pompilio Geniale, prode Centurione
Lucio Canerio che fune magistrato augustale e sacerdote imperiale flaviale
Galliolo che fune Agrario (soprindendente de le Leggi Agrarie)
Ablavio, Proconsole de l’Etruria
Venustiano, Proconsole anco lue de l’Etruria, che divendato cristiano, fune degradato e perseguitato
Cassiano, eccelso ne la medicina e sommo forense. Rifiutò il Proconsolato offerto da Diocleziano
Mariano, Prefetto in Roma, che fune l’accusatore de San Terenziano
Liciniano, de la famija de li Licinii, che fune Prefetto de la Tuscia

Scrìe, nel 1898, Pirro Canco Alvi: “Se tutti numerar ne piacesse quei Todini, che pure sono molti e riguardevoli, che si distinsero nelle armi, nelle scienze, nei pubblici impieghi, se ne potria fare un Ateneo glorioso così, da destarne invidia in tante altre città.”

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Ars operandi (Ligentino)

24 Gen
  1. ars-operandi-ligentino

ARS OPERANDI (di Ligentino)

E’ stato fatto un grandissimo sterro
per tener dritto un pezzo di ferro.
Davanti alla scuola di Ragioneria
hanno piazzato un monumento alla Pia.
Che meraviglia di coso ferrigno!
Dio lo protegga da ruggine e tigno:
possa nel tempo restare brillante
sotto i riflessi del sole calante!
Questo non può, che lo copre a ponente
una cosetta da poco….da niente…..
Le ultime luci le pappa tutte
un bramantesco mucchio di zucche.
Questo è uno sconcio, corriamo ai ripari
sbrachiamo la cupola, leviamo gli altari
facciamoci sotto con pala e piccone
e scarichiamo la Consolazione.
LIGENTINO (Nello Gentili)

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RITORNO di Biganti Fioretta

24 Gen

Edmondo Biganti (San Carlo)

IL RITORNO

Mi sono rituffata
nel crepuscolo
dei tuoi vicoli,
ho riascoltato
il loro linguaggio
e tu, Todi mia,
hai mostrato ancora
l’antico splendore.

Biganti Fioretta – Todi 1983