Archivio | marzo, 2013

Chine lo sapéa che la sagristia…….?

19 Mar

Consolazione con sagrestia

Stemo parlanno de la Conzolazzione. El Tembio lo avviòrono a costruillo ‘ntel 1508, co’ li scavi pe’ li fonnamendi e fu furnito ‘ntel 1607. Ce vorzero 99 anni de fadighe e ‘na caterva de sòrdi. ‘Ndel 1563, ‘l Conzijo del Commune, misse ‘na gabbella d’un bolognino p’ogni soma de vino straportato drendo la Città. Pe’ portà avandi li laòri ce vorzero donazzioni in oro e argendo, lasciti, limosine e tamande sovvenzioni de l’istesso commune. Se stèa ‘ndel 1613 quanno a carcheduno je venne l’ideaccia de costruì ‘n’orrenda sagristia arridosso del Tembio. Verzo la fine del milleottogendo, li Fratelli de la Compagnia de la Conzolazzione voléano che fusse abbatuta, perché indecende, sustenenno che era comme un cazzotto s’un occhio, de quann’era antiestetica. La Congregazzione de la Carità, propietaria del Tembio, era ‘nvece condraria, perchéne je restàa commida. La quistione nun trovàa ‘no sbocco. Allora, ne’ la notte del vindotto aprile 1862, un numeroso gruppo di Confratelli, anniéte sul posto e sfasciò ‘l tetto de la sagristia, buttò jù el cambanile, gettanno tutti li mobbili sul piazzale de la Conzolazzione. A seguito de ‘st’impresa violenta e propodente, la brutta sagristia fune pu demolita. Quanno ce vole ce vole!

Consolazione nel 1860

1860

Consolazione  nel 1862 a

1862

Consolazopne df

La dimenica doppo la Messa

19 Mar

Piazza Grande dopo la Messa domenicale (anni cinquanta)

La dimenica doppo la Messa (anni cinquanta)

Le frazzioni de Todi: Quadro

19 Mar

Frazioni e territorio tuderte

Quadro (Il Castellaccio)

Castellaccio di Quadro o Castello delle Formiche

QUADRO – Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

Popolazione (1808): 139; (1951): 384. Vestigia gloriose della civiltà di Roma (rinvenute nei pressi del castello) confermano l’importanza e l’antichità di Quadro, situato lungo una delle più antiche vie di comunicazione fra Todi e Orvieto.
La sede parrocchiale di San Sebastiano era dapprima nell’interno del castello, ma venne poi trasferita in San Pietro de Caesis, collegiata con un priore e sei canonici, che si ritiene eretta da un Pietro della famiglia Cesia, circa l’anno 1200, al tempo del vescovo Rustico. Nel 1625 essa fu ricostruita dalle fondamenta dal priore Marco Antonio Guazzaroni. La nuova chiesa, edificata nel 1937, si trova adesso in località Caselle.
Dal titolo della parrocchia prese il nome un dotto maestro di retorica, Panfilio Cesi, figlio di un tal Pietro, che, per aver commesso un omicidio da Titignano si era rifugiato al Quadro e poi a Cascia. Quivi nacque Panfilio, che insegnò successivamente con molta diligenza ed onore ad Assisi e a Todi (1632).
Il Quadro, ricordato fin dal trecento in molti documenti, fu preso nel 1414 da Braccio Fortebraccio da Montone, il quale (cacciati da quel castello i partigiani di Ladislao re di Napoli) vi costruì una fortezza.
Nel sec. XVIII lungo il Fosso della Vorga (tra il castello del Quadro e la Canonica) si cercò a lungo una miniera d’oro: a questo scopo vennero degli esperti anche da Camerino. Insieme al Quadro è bene ricordare Monte Calvo, potentissima rocca sulla strada di Orvieto, i cui uomini di guardia venivano assoldati dalla famiglia Nisterna di Todi, proprietaria del luogo. Sopra la porta della rocca si vede ancora uno stemma scolpito in pietra; sembra che il forte (cui era annessa la piccola Chiesa di San Biagio) fosse provveduto di comunicazioni sotterranee.

2015 Fossaccio

El Fossaccio

QUADRO (da “L’acqua dei castelli” di Massimo Rocchi Bilancini)

Con i suoi 510 metri di altezza sul livello del mare, Quadro è la frazione tuderte posta alla quota più alta. Anche il paesaggio, che si incontra salendo da Pontecuti lungo la bella e tortuosa strada statale, ha poco di collinare con altipiani coltivati che si alternano a folte macchie. Lungo il percorso, dopo Canonica Vecchia, l’attraversamento del Fossaccio su di uno stretto ponte quasi incute paura: qui la natura appare selvaggia, la civiltà lontana. Se per Quadro fino a cinquant’anni fa era inevitabile passare, volendo raggiungere Orvieto, prima che fosse aperta la più comoda via per il Forello, oggi capita di transitarvi più raramente, il più delle volte perché tappa obbligata verso un’altra meta, Titignano, spendita tenuta agraria e location di matrimoni. Così si tocca Quadro convinti di aver visto già quasi tutto, la chiesa nuova in cima ad una scalinata, il bar-ristorante-centro ricreativo e qualche casa lungo la strada. Ed invece la frazione la si è solo sfiorata e se ne avrebbe consapevolezza se solo si imboccasse la deviazione presente all’altezza della chiesa, laddove un cartello indica “Caselle”. Le prime case, a destra e a sinistra, sono appunto le “Caselle” sorte a partire dai primi del Novecento e subito impostesi come il nuovo centro frazionale. Ma la stradina bisogna avere la pazienza di percorrerla fino in fondo, per raggiungerla, a quasi un chilometro dal bivio della chiesa, il nucleo antico, Quadro Vecchio. Oggi è solo un gruppetto di case modeste che dello storico Castello poche tracce conservano. Invidiabile però è la loro posizione, con uno splendido panorama che si apre alle loro spalle. Da qui la vista spazia sulla valle del Tevere, su Todi e verso più lontani orizzonti.

Massimo Rocchi Bilancini

Quadro (località Cerquabella)

Testa fotocrafia è stata fatta ‘ntel londano 1951, in località Cerquabella de la frazzione del Quadro. El condadino era el quadrano Primo Poponi co’ li bovi sùi che lùe éa battezzati Capitano e Colonnello. La femmina era ‘na turista frangiusa che s’era fermata pe’ fotocrafallo. La fotocrafia e quiste notizzie so’ state fornite da Paola Poponi, ch’è la fija de Primetto. La aringrazzio sendidamende pe’ la disponibbilità e la collabborazione.

Jacopino Tudertino

Quadro

2014 Quadro

Il Castellaccio o Castello delle Formiche

Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti a Quadro pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati
Jacopino da Todi

jacopino.tudertino@libero.it

Carche cunzijo de Jacopone

17 Mar

Jacopone 2

 

Quel che Dio da la voglia
non dimandar per sorte,
ché li grandi filosofi
non sepper la lor morte.

Se tu sei posto in alto
minor non disprezzare,
ché fa piccola pietra
gran carro riversare.

Non ti sforzare a prendere
più che non puoi con braccia,
ché nulla porta a casa
chi la montagna abbraccia.

Lo sorcio non s’involge
tra le gambe al leone.

Viale della Vittoria

17 Mar

Viale della Vittoria

Viale della Vittoria quanno nun ce stéano ‘ngo li Giardinetti

Todi e lo statuto del 1275

16 Mar

Todi medievale

Eriàmo ‘ntel 1275 e Todi avéa emanato ‘l novo statuto de la città. Isso riguardàa diverzi aspetti de la vita pulitica e sociale: dal commercio a l’iggene, da la sicurezza e tranguillità del cittatino a lo smercio del pane, da la difesa del prezzioso bene de l’acqua a la produzzione e vennita de le cibbarie e attusì via. Lo statuto ordinàa de nun buttà su la via pubbrica pezzi de carne o simili porcherie (turpitudinem). Era anghi pruibbito gettà l’acqua ‘nde le pubbriche vie e ammunticchià immonnizzie vicino ta le case. Nun se potéa giocà a la quintana e al berzajo, perchéne se ritenéono, ‘sti trastulli, risicosi pe’ li passanti e arrecàono inciambo ta la libbera circolazzione de li cristiani. Nun se potéa nimmango uccupà ‘l solo pubbrico co’ ingombri, ammenoché nun fussero materiali pe’ l’edilizzia.
Parecchia attenzione venìa data ta la tutela de l’acqua. Gnisuno potéa, manomettenno le connotte, usalla, devialla e sperdela, pe’ uso propio e se dovéa stà’ attenti a nun ammazzà e brucià le bestie vicino a li pozzi, pe’ n’inquinalla. Nun se potéono venne la ciccia d’animali morti naturarmente e era severamente interdetto lo smercio ne li siti addòe venìano macellati. Li fornari dovéano giurà tal Podestà che nun aérebbero manipolato ‘l pane pe’ frode e, pe’ mejo controllalli, j’era vietata la vennita in casa propia ma quista era permessa solamende a l’interno del pubbrico mercato. I “famigli” del Podestà venìano sguinzajati e controllàono che nun se trasgredisse ta le norme de lo statuto. Chi nun le osservàa, ciavéa le gatte sua da pelà, perché le punizzioni erono severissime. Quisti e tandi andri precetti governàono la vita de li tudertini ‘nde l’anno domine 1275. A fa’ el confronto te viene da penzà che eriamo più ciovili ‘ntel Medioevo ch’al giorno d’oji.

Todi (Francesco Falini)

16 Mar

Todi ed i corvi

 

 

Francesco falini

Francesco Falini

TODI

Amata città
A cui avevo affidato
Ogni mio sogno
Intristita su quel colle
Sotto ali di corvi
Che non trovano
Mai pace

Francesco Falini