Archivio | maggio, 2013

Due immagini nel tempo

31 Mag

Due immagini nel tempo del calcio tuderte

 

Todi - Campionato 1953 - 54

 

Todi - Campionato 1981 - 82

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La trombetta dello scopino di Don Carlo Taddei

30 Mag

trombetta

 

LA TROMBETTA DELLO SCOPINO  (Don Carlo Taddei)

Pe, pe, pe, la trombetta dello scopino annunziava l’arrivo dell’addetto comunale alla pulizia. Nella via assolata e silenziosa il suono si diffondeva ed entrava dalle finestre delle case. I gatti e i cani addormentati facevano appena una smorfia al suono di quella inopportuna trombetta; se c’era un somaro neppure si scomodava, al più approfittava dell’arrivo dello scopino per fare i suoi comodi.
Dopo il suono appariva lo scopino in persona, vestito di un grigio giubbotto, che spingeva la pesante carretta di legno con una grande ramazza di scopo. Le donnette al segnale convenuto scendevano con i secchi dell’immondizia per versarli nella carretta. L’eterogenea mercanzia non era nè tanto abbondante, nè tanto variata: non esisteva l’usa e getta, nè tante scatole o scatolette o contenitori. A quei tempi non c’erano le preoccupazioni ecologiche create oggi dalla società industrializzata e consumistica.
La “cerimonia” poi si ripeteva ancora più giù nella via con il consueto preventivo suono della trombetta.
Infine lo scopino (poi diventato spazzino, poi netturbino, poi operatore ecologico) voltava dietro l’angolo e di nuovo per l’aria si diffondeva il suono della trombetta: pe, pe, pe.
Il gatto che dormiva sul davanzale della finestra apriva gli occhi, faceva uno sbadiglio e si rimetteva a dormire: finalmente lo scocciatore se ne era andato.

Le frazzioni de Todi: Loreto

27 Mag

Frazioni e territorio tuderte

 

Loreto 2

San Lorenzo

Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

LORETO
Popolazione (1808): 89; (1951): 266. Situato sopra una collina argillosa e povera d’acqua (369 m. sul livello del mare), Loreto è oggi una delle frazioni più depresse del Comune. Le strade che la collegano al capoluogo e ai vicini paesi di Frontignano, Lorgnano e Grutti sono, specie l’inverno, scarsamente transitabili, anche perché interrotte da profondi fossati. Il castello era un tempo munito di una robusta torre (oggi sede delle scuole elementari), dove si può ammirare una grande sala con vetusto focolare.
La chiesa romanica (1100 circa), intitolata a San Lorenzo, era collegiata con un priore e tre canonici. Restaurata nel 1948, ha un aspetto semplice e grazioso. Altra chiesa era quella di San Giovanni (già nel sec. XVIII), la quale sorgeva forse nel podere che oggi porta lo stesso nome.
I cronisti dicono oriunda di Loreto una Santa Lorenza, alla quale il vescovo Terenziano sarebbe apparso allo scopo di affidarle una reliquia del suo corpo glorificato, quarantadue anni prima, dalla palma del martirio.

Loreto tra la nebbia

Loreto fra la nebbia

CARCHE NOTA AGGIUNDIVA

Sussopre la collinetta ce stèano parecchi allori (latino = lauri). Dunque, co’ tutta probbabbilità, è pe’ quisto motivo che se chiama Loreto. El castello era ben piazzato e facéa funzione de avamposto e a guardia c’erono, de stanza, sembre drappelli de soldati a sentinella. Funno artruàti, ‘nde li terreni attorno, un paro de bronzi votivi del terzo e seconno secolo Avandi Cristo. Loreto vanda la chiesa de San Lorenzo, co’ un cambanile a vela de stile romanico. In località San Giovanni ce ne stèa un’andra, de chjesa, intitolata a quisto sando, che vinne scarcata nel diciottesimo secolo.
Jacopino da Todi

Loreto castello 2

                                                                                 El castello de Loreto

LORETO da “L’acqua dei castelli” di Massimo Rocchi Bliancini

Franco Mancini nella prima edizione del suo “Todi e i suoi Castelli”, pubblicato nel 1960, offre di Loreto il ritratto desolato di una realtà isolata, sulla via del declino. Egli scrive anche sfiorando il tema di questa ricerca: “Situato sopra una collina argillosa e povera d’acqua (369 m. sul livello del mare), Loreto è oggi una delle frazioni più depresse del Comune. Le strade che la collegano al capoluogo e ai vicini paesi di Frontignano, Lorgnano e Grutti sono, specie l’inverno, scarsamente transitabili, anche perché interrotte da profondi fossati”. Descrizione all’’epoca sicuramente fededegna ma che oggi possiamo ben dire datata. Poiché Loreto è graziosa frazione dall’invidiabile posizione, ben tenuta e curata, ricca di monumenti restaurati quali la bella chiesa romanica di San Lorenzo e il castello dai possenti muri a scarpa. Solo una porzione marginale dell’abitato ha recentemente risentito dei danni provocati da una frana, a cui sono seguiti i necessari lavori di consolidamento. Che le nostre instabili colline scendano a valle, del resto, non è affatto una novità.

Massimo Rocchi Bilancini

 

Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti in quel de Loreto pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati
Jacopino Tudertino

jacopino.tudertino@libero.it

Le dieci (o piùne) piaghe de Todi

27 Mag

Neve

Li cronisti del tembo, che sirebbero li giornalisti e storici de oji, onno tramannato, ta li posteri, le tribbolazzioni del popolo tuderte ‘nde l’anni del secolo VII. Doppo ‘l dominio de li Longobardi, Todi, passò sotto quillo greco e in quil periodo riacquistò, in certo quarmodo, la sua utonomia e el popolo c’ebbe più libbertà mapperò venìa lasciato fora da ‘gni decisione. El potere stéa ‘nde le mano ta li nobbili e ta li ricchi (d’artronde comme sembre) sotto la reggenza ecclisiastica. El vesco era la massima utorità. Funno anni terribbili, do’ le disgrazzie e le calamità anniètero una diedro l’andra. Caristie, pistilenze e frebbi de ‘gni genere fragellorono el popolo. La fame portò la gente a magnasse le cose più schifose e s’arriò ango a magnà carne umana. Ce funno straripamenti del Tevere e puro gravi siccità. Li cronisti riccondano de carche passaggio disatroso de cavallette. Peggio de le dieci piaghe d’Eggitto! Tando pe’ abbonnà de sciagure, ce fune un periodo che nevigò per sei misi  ‘nteri. Un secolo tormentato che non facitte mangà ta li tuderti l’invasioni, ‘ntel territorio, de li saraceni e pu de li normanni.

Li castelli de Todi: Castelvecchio

23 Mag

Castelvecchio

Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

CASTELVECCHIO

Popolazione (1951): 92. Situato a sette chilometri a nord di Massa Martana, si reputa sia stato uno dei primi e meglio fortificati castelli dell’antico contado di Todi. Nel 1215 aveva anche un ospedale. I nobili di Castelvecchio fondarono un grande fortilizio in Monte Ascaniano (poi detto Schignano), presso il luogo ove sorse poi Viepri. Racconta G. F. Atti che nel 1312 (durante la permanenza di Enrico VII nell’Italia centrale) Pasife, moglie di Tancredi di Castelvecchio, diede alla luce, in un sol giorno, sette figliuoli maschi, i quali furono dall’imperatore nominati cavalieri. Nel 1337 il castello ghibellino fu inutilmente assalito da Catalano degli Atti, che non osò appressarsi ai bastioni della rocca validamente difesi. A smantellare e distruggere Castelvecchio ci vollero, un secolo più tardi (1434), le genti di Francesco Sforza bene armate di ottime artiglierie. Da allora le rovine del castello non servirono ad altro che alla costruzione, più in basso, dell’attuale paese. Una campana che ancora pendeva dalle mura fu (17 aprile 1440) assegnata, per volere dei Priori di Todi, ai “massari” di San Terenziano, che ne avevano fatto richiesta. Nel 1471 venne ordinata dal vescovo di Todi la soppressione della parrocchia di San Biagio, cui era intitolata la chiesa di Castelvecchio. In questa potente roccaforte ghibellina, diffamata dagli avversari come patria di assassini e di briganti, ebbero i natali (oltre al g nominato Tancredi, segretario dell’imperatore Enrico VII) famosi gloriosi personaggi, tra cui Raniero, priore di San Fredíano in Lucca e poi patriarca di Antiochia, e l’umanista Antonio Pacini assai stimato dallo stesso Lorenzo dei Medici. Nei pressi del Castellaccio (sotto tale nome sono oggi noti i rudi dell’antica rocca di Castelvecchio) fu ritrovata, nel 1700, una sorgente di acqua medicamentosa, detta del Castrone. Nelle vicinanze del nuovo paese si trova anche l’altra fonte del Vescovo. Nella zona, ricca di olivi e di colture, incontriamo il castello Racchette, così pittoresco che par tolto da un libro di fiabe.

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CASTELVECCHIO (da “Massamartana turismo e cultura)

Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilievo sul quale sorgeva il borgo fortificato. Le fonti lo attestano come unodei più importanti e popolosi castelli della zona, l’abitato aveva circa 100 nuclei familiari; era cinto da una poderosa cinta muraria a forma ellittica. Luogo di passaggio, per la sua posizione lungo il percorso tra Massa Martana, Todi e Gualdo Cattaneo, aveva un ospedale e contava alle sue dipendenze ben sette chiese (San Giorgio, Sant’Anastasia, Santa Cristina, San Biagio, Santa Croce, Santissima Trinità e Sant’Ippolito, quest’ultima ancora mostra il suo fascino di pieve romanica. La storia di Castelvecchio è segnata da svariati episodi, che fecero del borgo un teatro di ripetuti scontri; tra questi si ricorda l’assalto, nel 1377, di Catalano degli Atti, capo della fazione guelfa; la popolazione, di parte ghibellina, riuscì a difendersi, grazie alla valida difesa che opponevano le possenti mura. Tutt’altro epilogo ci fu nel 1434 quando il castello fu totalmente distrutto dalle truppe di Francesco Sforza; i pochi superstiti decisero quindi di ricostruire il borgo più a valle, intorno ad un importante incrocio di strade dove nel 1603 fu costruito il Santuario della Madonna di Castelvecchio. L’edificio, che ancora domina l’abitato, mostra linee tardo rinascimentali, che poco si integrano con l’architettura e l’atmosfera )1604, su progetto dell’architetto perugino Valentino Martelli; la chiesa fu edificata a ricordo di un fatto miracoloso avvenuto l’11 maggio 1602. Le semplici linee della struttura, nascondono un interno ricco di opere d’arte seicentesche, oltre all’affresco, situato sull’altare maggiore, con l’immagine miracolosa della Madonna con il Bambino, dipinto nel 1581 dal pittore tuderte Pietro Paolo Sensini. Nei quattro altari laterali sono conservate pregevoli tele seicentesche dei pittori: Ascensidonio Spacca detto il Fantino, Cristo crocifisso tra San Francesco e Santa Maria Maddalena, Pietro Paolo Sensini San Carlo Borromeo e Pietro Salvi da Bevagna Madonna di Costantinopoli tra Santi e la Santissima Concezione tra i Santi Francesco, Domenico e Antonio da Padova. Poco fuori dall’abitato si trova la graziosa chiesetta di Sant’Ippolito, documentata fin dal secolo XIII, di eleganti linee romaniche con abside semicircolare di forma inconsueta e con paramento murario in conci bianchi e rosa. L’interno ad unica navata conserva, nell’abside, un affresco del secolo XVII raffigurante Cristo in Croce tra San Pietro e San Paolo.
Curiosità: Il miracolo avvenuto nel luogo dove oggi sorge il Santuario, ricorda la storia di tanti altri episodi miracolosi, avvenuti in Umbria in un periodo di forte religiosità, basti pensare al poco precedente Tempio di Santa Maria della Consolazione costruito a Todi. Si racconta che un uomo di nome Simone Graziani di Sgurgola, insieme al figlio Giacomo, posseduto da spiriti maligni, era in viaggio per un pellegrinaggio a Loreto, e passando per Castelvecchio fu costretto a rifugiarsi, per un improvviso temporale, in una piccola cappella posta lungo la strada. All’interno era dipinta sul muro un’ immagine della Madonna, l’uomo inizio’ a pregare ed il giorno dopo trovò il figlio completamente guarito. La notizia si diffuse immediatamente nelle zone circostanti ed una gran folla di fedeli accorse per rendere omaggio all’immagine miracolosa intorno alla quale fu poi costruita la chiesa.
Dolina di Castelvecchio:Dolina è una parola di origine slovena e significa semplicemente valle. Dato che l’interesse per i fenomeni carsici ed anzi per lo stesso carsismo si è sviluppato a partire dai territori sloveni, la terminologia internazionale ha fatto proprio questo termine per definire più precisamente una valle carsica, cioè una depressione tipica del terreno modellato in varie fogge da fenomeni di carsismo. Una dolina è una conca chiusa, un bacino che si riempirebbe d’acqua originando un laghetto se le pareti ed il fondo fossero impermeabili; invece, di solito, l’acqua viene assorbita attraverso vie sotterranee. Formatasi dall’azione erosiva delle acque meteoriche la dolina carsica, di forma ellittica, misura 250-300 m di diametro e circa 20 di profondità. Le stratificazioni sono visibili e ben definite e quel che più conta, il luogo dove si trova la dolina è di grande interesse geologico.
Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti in quel de Castelvecchio pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati
jacopino.tudertino@libero.it
Immagine

Todi per Giancarlo Biagini

23 Mag

 Giancarlo Biagini

                                                             Giancarlo Biagini

1973 Biagini (Fontane di Sant'Arcangelo)

1973  Fontane di Sant’Arcangelo

1997 Biagini (Todi notturno)

1997 Todi notturna

 Biagini (Todi di notte)

 Todi di notte

Panorama di Todi (Biagini Giancarlo)Nebbie

 

Biagini GiancarloL’architembo

 

Biagini (Palazzo Pongelli)

Palazzo Pongelli

Biagini (Porta Perugina)

Porta Perugina

Biagini (Portafratta)

Portafratta

Le vaghezze da sogno del Biagini
ondeggian Todi scrigno di destini
dove sembra sempre di esser stati
in luoghi futuri e in quelli passati!!
Andrea Carbonari

Bellum civile

19 Mag

Mario e Silla

Quanno Mario e Silla se facettero guerra, Todi stéa ta la parte de Mario. Doppo la vittoria de Silla su Mitridate, quisto, artornato a Roma, vorze vennicasse e punì le città che jé s’èrono misse condro. Carcheduna fune guasi distrutta, andre (comme Spuleto e Terni) funno depredate de tutti li beni. S’era nell’ 88 Avandi Cristo, quanno Todi cascò sotto le grinfie de Marco Grasso, seguace de Silla. Plutarco (biografo, scrittore e filosofo greco) c’ebbe a scrìe che Grasso, presa Todi, s’appropriò de le sue spoje, cioè rubbò ta la Città ‘gni bene de valore ma sinza espropialla de le case e de le terre. Ne seguì un periodaccio de tamanda miseria. Memoria de la presenza sillana, nel territorio tuderte, la fa un posto jamato, angò oji,  “Campo de Silla” che se trùa tra Villa San Faustino e Massa Martana. Probbabbirmente ce se accamporono le sordataje sillane. Grasso abbatté molti pezzi de le mura de Todi. In particolare rase al solo la Porta Romana, che pu, doppo la distruzione, vinne ditta “Porta Fratta” e quisto nome fune esteso al rione suprastante. Doppo quisti fatti, Todi, addivinne  ‘na Colonia. Ma de Todi, Colonia romana, ne parleremo ‘n’andra vorta.
Jacopino Tudertino