Le dieci (o piùne) piaghe de Todi

27 Mag

Neve

Li cronisti del tembo, che sirebbero li giornalisti e storici de oji, onno tramannato, ta li posteri, le tribbolazzioni del popolo tuderte ‘nde l’anni del secolo VII. Doppo ‘l dominio de li Longobardi, Todi, passò sotto quillo greco e in quil periodo riacquistò, in certo quarmodo, la sua utonomia e el popolo c’ebbe più libbertà mapperò venìa lasciato fora da ‘gni decisione. El potere stéa ‘nde le mano ta li nobbili e ta li ricchi (d’artronde comme sembre) sotto la reggenza ecclisiastica. El vesco era la massima utorità. Funno anni terribbili, do’ le disgrazzie e le calamità anniètero una diedro l’andra. Caristie, pistilenze e frebbi de ‘gni genere fragellorono el popolo. La fame portò la gente a magnasse le cose più schifose e s’arriò ango a magnà carne umana. Ce funno straripamenti del Tevere e puro gravi siccità. Li cronisti riccondano de carche passaggio disatroso de cavallette. Peggio de le dieci piaghe d’Eggitto! Tando pe’ abbonnà de sciagure, ce fune un periodo che nevigò per sei misi  ‘nteri. Un secolo tormentato che non facitte mangà ta li tuderti l’invasioni, ‘ntel territorio, de li saraceni e pu de li normanni.

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