Le frazzioni de Todi: Petroro

22 Giu

 

 

Frazioni e territorio tuderte

 

 

Petroro

PETRORO

Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

Popolazione (18o8): 112; (1951): 210. Fiorente villa (già d Petróia), un tempo di circa trecento anime, situata in un pittore ventilato altopiano. Il castello venne fortificato nel quattrocento dai ghibellini di Todi, che qui trovarono piacevole e sicuro asilo: per la qual cosa, nel 1500, fu messo a ruba dalle milizie di papa Alessandro VI, che avevano espugnato Acquasparta. L’antica chiesa parrocchiale di San Biagio, nel cui interno tro­viamo un affresco di Eliseo Fattorini (1855), presenta ancora intatto il lato destro e una parte della facciata. Resiste ancora al tempo e all’incuria degli uomini la bellissima chiesa benedettina di Sant’Antimo (il convento, dove fu trovato un basso- rilievo romano, è stato adibito a casa colonica), con la sua semplice, unica navata romanica: si accede al presbiterio a mezzo di due scali­nate, fra le quali è la porta che conduceva alla cripta; sopra il disa­dorno portale d’ingresso la finestra bifora è stata devastata da un ful­mine. L’interno, nel più completo abbandono, conserva affreschi di scuola umbra (la Vergine, Sant’Antimo, San Sebastiano) e un frammento d’iscrizione votiva in volgare. Ruderi di una villa, che, prima di essere incendiata, si chiamò Casa Tréglia e poi Casarsiccia, si rinvengono nella tenuta di Petróro: a Casarsiccia era una chiesa intitolata a San Quirico. Sulla sinistra della strada Duesanti-Petróro si leva la chiesa roma­nica (l’esterno è caratterizzato dalle finestrelle a feritoia e dal portale con lunetta) detta di San Martino, dipendente dall’abbazia di Sassovivo e, nel 1711, passata sotto la giurisdizione della Chiesa della Con­solazione di Todi. Un fortilizio, ricordato fin dal sec. XIV, era Montorsolo, di cui rimane un oratorio dedicato al SS. Crocifisso.

2015 Castello di Petroro (ruderi)

2015 – Ruderi del castello di Petroro

Petroro (il castello)

2015 – Il Castello

Petroro (Montorsolo)

Montorsolo

PETRORO (da “L’acqua dei castelli” di Massimo Rocchi Bilancini.)

Petroro è un paese vuoto. Il suo castello, dopo decenni di abbandono, è stato recentemente restaurato, ma aspetta ancora di essere rianimato. Fuori delle mura, solo due o tre case e la piccola chiesa, semiscaricata. Queste costruzioni sono disposte ai lati di una piazza dai pini ombreggiata. Stesse piante che fiancheggiano i due viali di accesso all’abitato. Più cu un paese infatti, non diversamente da Montenero a cui è legato da tante analogie, nella comune percezione il nome di Petroro richiama la sua pineta. Più a oriente, dalle parti di Sant’Antimo, dislocata. La strada provinciale diretta a Bastardo la traversa con stretti tornanti, che mettono alla prova le abilità di ogni guidatore. D’invern0, anche in pieno giorno, la luce vi penetra a fatica. Di notte poi, fenderne l’oscurità a fari alti mette quasi paura, temendo dietro ogni curva il presentarsi di un pericolo. Un viadotto abbandonato, di una strada che doveva essere e non è stata, ci rassicura comunque che non siamo dentro un horror ma pur sempre in Italia.

Massimo Rocchi Bilancini.

Chiesa di San Martino

Chiesa di San Martino

Interno del castello

Interno del castello

Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti a Petroro, pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati
Jacopino Tudertino

jacopino.tudertino@libero.it

 

 

 

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