Archivio | gennaio, 2014

El Podestà

6 Gen

Podestà

Spagliagrano
Spajagrano

El Podestà

Erono li primi del secolo tredecesemo, quanno apparze la figura del Podestà. La Città de Todi, prima, era commannata da nobbili cittadini jamati Consoli. Le magnere de guernà de l’omi che reggéano Todi, ‘nde ‘sto periodo, donno ‘l segno d’una raggiunda tamanda civirtà. El primo Podestà de Todi fune Spagliagrano e da lùe che prenne el nome la località de Spajagrano che se trùa sussopra un montarozzo, vicino tal torrente Naia, ‘ntéi pressi de Pondemartino. El Podestà venìa scapato che fusse de nobbirtà e d’una città amica, màe de Todi. Quisto a scanzo de intrallazzi, nun avenno el Podestà, in città, amici o parenti, essenno foresto.  Stéa in carica pe’ ’n’annata e giuràa tal popolo onestà e ‘mparzialità. Testo era el giuramento che facéa (toccherebbe fallo fa’, oji, ta tutti li politici italiani).
Jacopino Tudertino

 

 EL GIURAMENTO

“Io… Podestà di Todi, giuro sui Santi Evangeli di Dio che per il futuro anno, per quanto in mio potere, reggerò, condurrò, salverò, custodirò i borghi e i sobborghi, la città e il contado del distretto di Todi, i maggiorenni, e i minorenni, i maschi e le femmine, le chiese e i luoghi religiosi santi o sacri e massime gli ospedali di carità, i monasteri delle donne e gli altri luoghi venerabili; proteggerò maggiori (nobili) e minori (popolino, artieri ecc…) di detta città che vogliono rimanere al di lei servizio e in buonafede, senza frode e lontano da ogni malo sofisma, salvi i capitoli dello statuto. Non farò setta con alcuno, né permetter sia fatta e farò giurare il mio successore sullo statuto chiuso senza alcuna condizione od eccezione.

Se alcuno osasse tentare o corrompere me, o i miei giudici, o altri della mia famiglia, o camerarii, o baiuli, o banditori, o altri ufficiali del Comune, dando o promettendo loro qualcosa, lo svelerò in pubblica concione nel Consiglio Generale e punirò in cinquanta libbre o nella persona, se non potranno pagarli, corrotti o corruttori, né questi potranno più entrare nel mio palazzo, ma il tentato, o corrotto, potrà denunziare il fatto senza pena e viceversa. Sono convinto del salario o feudo concessomi dal Sindaco del Comune, tanto come mio compenso che per ogni mia spesa,

Non potrò avere più in alcun modo e se alcun dicesse in Consiglio che mi sia data una somma maggiore, lo punirò togliendogli il doppio dell’aumento proposto, a ciò che disse non valga. Se ciò io non farò, il Podestà futuro sarà tenuto a condannarmi e il Sindaco dovrà esigere, da chi fece la   proposta, quella pena che doveva, che io non gli feci pagare.

Non mangerò entro i confini se non nel palaz­zo del Comune e non permetterò che alcuno della mia famiglia mangi con chi abita entro i detti confini e non riceverò regali, né avrò per servi i fami­gli della città e di ciò non possa assolvermi il consi­glio di alcuno o di alcune. Se potrò andare per qualche ambasciata per conto del Comune o per qualche negozio, andrò a mie spese senza ricevere nulla dal Comune, qualunque sia la durata.

Né da chierici, né da laici della città o del contado prenderò alcun cavallo gratis, così pure nessuno della mia famiglia prenderà né farà pendere cavallo o mulo in prestito se non da coloro che usano dargli a vettura e li pagherò secondo il consueto. Foglie, legna e paglia a me necessarie le comprerò nella città o nel contado e, se nel contado, le farò trasportare nella città a mie spese.

Il cittadino o il comitatense accusato o de­nunziato di maleficio, sarà mandato da me o fatto mandare al patibolo o ai tormenti, né permetterò che vi sia posto se vorrà ripagare la somma per cui fu accusato o denunziato di detti malefici ma, se l’accusa è di incendio, congiura, furto grave, tradimento o sedizione fatta nel contado o città tuderte, io potrò tormentare l’accusato o i denunziato se la pubblica fama è contro di lui o se fu ladro pubblico, e di ciò non possa assolvermi il consiglio di alcuno o di alcune, ma se mi assolveranno l’assoluzione sia cassata e vana.

Giuro inoltre che, mentre terrò la curia, non farò chiudere la porta del palazzo superiore. Tutto ciò che ho giurato osserverò e farò osservare, altrimenti rimetterò cinquanta libbre di ogni feudo per ogni contravvenzione.”

I ladruncoli (da “El capo de casa” di Ligentino)

3 Gen

Uva

 

I LADRUNCOLI (di Nello Gentili)

“Carmeloo! oh Carmè! Ma chi ci sta lajù sun cima a quelle piante Scommetto che so’ i pottacci del paese che so’ venuti a fregà l’ua”. Damme qua ‘sto frustino che se ce l’arrivo je cucchio li stinchi.
Aspettateme, brutti fiji de’ babbo doppio e de’ mamma sucida, aspettateme che mo ve l’ansegno io qutal’è la robba vostra e qual’è, quella dei l’altrì. Quanno c’èra da pota’, da colca’, da pompa’, da ‘nsorfà’ e da acacchia’ non se n’è visto uno e adesso invece scappate fora peggio de’ le formiche puzzolose, brutti lazzaroni che non sete altro.
Ma mica ciavete colpa vojaltri, cionno colpa quelle pettegole de’ le mamme vostre che ve tiengono tutto el giorno a fa’ l’oziosi.
Se capisce, comme v’honno d’arleva’ nun cionno voja de fa’ gnente manco loro, stanno sempre a sede’ su quei murelli del paese a sinti’ el fresco de le pietre jacce che je possi vini’ un rifreddore coll’attacco de petto e la starnutarella otomatica.
Ah mucciate? V’è presa la fifa? Attenzíone, dico, perché dovete sape’ che io quanno ho magnato un potto ‘nco’ sto digiuno. E po’ vojo di’ tal Priore che ve trovasse un posto jù l’inferno, de quelli do’ che ‘nfornono forte e je facesse sape’, tai futchístí de lajù, che, se dovessero fini’ le legna, je mannamo le bombole del bibigasse, stracci de ladri. E tu azzittete, nu sta a piagne tustì, Minilicche! Vedi che bell’amicì che ciai ? T’honno portato quà pel campo a fregà l’ua, e adesso perché sei ciuco e nun poi corre t’honno lasciato via, e po’ scommetto che non te n’honno data manco un gracicio: Adesso vieni quà che. te la do io l’ua, basta che t’azzitti. Te piace nera ? Tieni, magna, e se te s’arfà voja dell’ua, addimannemela ta me che te la do ma nun te facessi stracina’ via più dai compagni gattìi perché loro t’ensegnono la malavita; damme retta: quanno devi annà via co’ loro è mejo che stai a casa a spulcià la mamma.
El Capo de casa