Archivio | febbraio, 2014

La chiàe de casa

24 Feb

La chiàe

La chiàe de casa

A menzo vicolo c’era casa mia, casa in affitto, s’indenne. Ce stèa un portoncino e pu le scale, ripite e daccapo du’ porte. Una de quiste era quilla de casa, l’andra era de l’abbitazzione de ‘na famija de vicini. La chiàe de la porta de casa stéa sembre ‘nde la toppa, meno che quanno Mamma decidéa che nun potéo scappà e che dovéo armané a casa a fa’ li compiti o pe’ ‘n’andra raggione. Se mettéa la chiàe ‘n saccoccia del zinalone e io subbìo, defatto, un sequestro de perzona. Era ‘na superchjeria, ‘na perzolità. L’istate, pu, doppo pranzo, co’ quil callo che ce stéa, era d’obbrigo d’annnasse a riposà, armeno fino a ‘na cert’ora. La Mamma déa ‘na girata ta la chiàe e tutti sul letto. Lìa mettèa la chiàe sotto el cucino suo e chi voléa Cristo se lo pregàa. Io, che nun ciavéo pace, je scappào via pe’ li tetti e, camminanno supre li coppi, saltanno un pajo de tracaselli, t’arrivào in cima tal vicolo doppo el mio. Scegnéo jù pe’ ‘na finestrella che dàa su le scale dell’urtima casa. Doppo ‘no zombo de un par de metri m’artruào libbero d’annà a riddunamme co’ la cricca de l’andri potti del rione. Era ‘na via de fuga un ticchio risicosa e allora, carche vorta, usào la stradeggìa de riserva. Appena la Mamma s’era appernicata, guatto guatto, m’accostào tal letto e, con mano de fata, je sfilào la chiave da sotto el cucino. Li borseggiatori me facéano ‘na pippa per quanno ero brào a fallo. Mettèo in conto le conseguenze de quista ribbellione, che assuccedéa un jorno sine e uno none e la mia latitanza duràa pu fino a sera tarda, guasi fino a quanno annottàa. Tando le botte nu’ le potéo evitalle e allora mejo godesse più a lungo possibbile la libbertà. Già, la Libbertà! Conquistalla, da quanno monno è monno, cià aùto sembre un costo e la sera, quanno tornào a casa, pagào a caro prezzo (e Mamma riscotéa) la mia conquistata libbertà jornaliera. La chiàe, quanno rientrào, stéa ‘nfilata drendo la toppa.

Jacopino da Todi

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Le frazzioni de Todi: Montenero

20 Feb

Frazioni e territorio tuderte

Montenero 011

MONTENERO

Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

Popolazione (18o8): 134; (1951): 255. Prima della trasformazi­one in signorile palazzo (avvenuta nel sec. XVI) il castello di Montenero apparteneva ai Benedettoni e doveva essere tra i più forti e muniti. Restano, intorno alla superba mole architettonica, alcune vecchie casette, caratteristiche per certi archi quattrocentcschi e per i «pianélli » (in cima alle brevi scale esterne), adorne spesso di garofani e di maggiorana. L’antica chiesa parrocchiale di San Salvatore fu abbandonata nel sec. XVII. Altra vecchia chiesa del paese (oggi detta La Madonnuccia) era intitolata a Sant’Antonio. L’attuale sede parrocchiale dedicata a San Filippo Neri venne costruita nel 1912. In essa si può vedere un grande fonte battesimale del 1668 e lo stemma dei nobili Accursi. Nel palazzo di Montenero trascorse buona parte della sua vita Angelo Cortesi, che con testamento, destinò ai poveri vecchi di Todi tutte le sue immense sostanze. In tenuta Montenero era Carrari (ora Carrali), villa di una sessan­tina di anime con chiesa dedicata a Santa Maria. Il paese, circondato di boschi, è oggi unito, mediante strade discre­tamente praticabili, a Ponte Naia, a Todi, a Pesciano e alla stazione di Rosceto. A sud-est di Montenero passava l’antica via romana, che poi fu detta delle Sette Valli.

 Castello di Montenero nel 1930 SI

1930  Il castello di Montenero

Montenero a SI

MONTENERO  (da “ L’acqua dei castelli” di Massimo Rocchi Bilancini)

Montenero, un castello e una pineta. Sono questi gli elementi che, volendo banalizzare, caratterizzano il borgo. Oggi, invero, più là seconda che il primo. Nel senso che diretti più a sud lungo la Comunale asfaltata, verso altre mete quali Pesciano o Sismano, in mezzo alla pineta ci si deve per forza passare. Invece la vista della mole possente del Castello è ormai riservata solo a coloro che ad esso sono diretti ed ai pochi abitanti delle vicine casette. Cioè, è riservata quasi a nessuno.  La recente variante ad ovest del paese (uno “scendisali” rettilineo che è un invito a pigiare sull’acceleratore) ha Infatti tagliato fuori il nucleo antico dalla viabilità principale. Anche gli abitanti delle case di più recente costruzione, edificate nel Novecento alle spalle del maniero e della chiesa, più spesso ricorrono a questa deviazione, entrando ed uscendo dal paese da sud. C’è insomma una Montenero Vecchia ed una Montenero Nuova fra loro contigue ma che poco si parlano.

Massimo Rocchi Bilancini

Montenero

Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti a Montenero, pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati
Jacopino Tudertino

jacopino.tudertino@libero.it

Sei de Todi se……….

20 Feb

Panoramica t

Sei de Todi se…………

Su Feisebucche t’ònno uperto un gruppo,
addòe ce s’ariduna tanda gente
che prùa un sendimento prepodente
che avvorge el còre tuo in un avviluppo.

‘Gniduno che se sende esse’ de Todi
pubbrica foto o fatti del passato
e scrìe in dialetto, te fa l’affiatato,
pu t’aricconta mille e più episodi.

Tucquì ce s’artruàmo belli e brutti,
giòani e vecchi, bianchi, rossi, e neri.
Sinza penzà a fazzioni, proprio tutti,

ce famo inorgojì, semo sinceri,
d’esse de ‘sta Città li fiji, i frutti:
propio veraci, tudertini arteri.

Jacopino da Todi 20-02-2014

Le frazzioni de Todi: Cordigliano

17 Feb

Cordigliano 1920 (il castello) SI1920  Il castello di Cordigliano

CORDIGLIANO

Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

Popolazione (I8o8): I13; (1951): I86. Secondo i cronisti il nome di questo castello deriverebbe dalla famiglia romana Cordilia. Ne ebbero per lungo tempo il possesso gli Uffreduzzi di Todi, i quali nel 1551 consentirono a tal Lorenzo di Matteo di poter fabbricare un «torrione» fuori le mura, vicino alla Chiesa di San Giovanni Battista. Di questo sacro edificio, come dell’altro dedicato a Santa Croce, non resta oggi alcuna traccia. L’attuale chiesa parrocchiale si trova un po’ lontana dall’antico castello (Cordigliano vecchio) ed è intitolata a Sant’Angelo de Casa­lecchio. Benché modernamente restaurata, ospita ancora un quadro secentesco (donato, nel 1621, dal reverendo rettore Vittorio Chiaravalle) rappresentante la pietà, San Michele Arcangelo e San Bernardino.

Cordigliano (la Chiesa)La chiesetta di Cordigliano

CORDIGLIANO (da “L’acqua dei castelli” di Massimo Rocchi Bilancini)

Cordigliano non è un paese per sagre, uno di quei posti dove andare a cenare le sere d’estate mangiando su piatti di plastica, seduti su panche scomode sotto bianchi tendoni. Ma a Cordigliano neppure si arriva per caso imboccando la strada sbagliata. Cordigliano non è località di passaggio, verso un’altra meta. A Cordigliano la strada bianca si arresta, oltre non va. Oltre è solo il bosco e qualche traccia che lo attraversa. Cordigliano è così per gran parte dei Tuderti solo un nome vagamente suggestivo. Ormai sono in pochi ad abitarvi stabilmente tutto l’anno. Solo nei fine settimana e in estate la sua popolazione aumenta grazie a chi, venuto da fuori, ha scelto di passare qui il proprio tempo libero restaurando casali e aprendoli ai propri ospiti. Gente forestiera che forse meglio che altrove si è integrata con i locali.

Massimo Rocchi Bilancini

Cordigliano 1920 (Chiesa Sant'Angelo de Cacalicchio)

1920 Cordigliano (Chiesa di Sant’Angelo Casalicchio)

Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti a Cordigliano, pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati Jacopino da Todi jacopino.tudertino@libero.it