Archivio | settembre, 2014

Todi delle mie rime (Vjollca Lisi)

29 Set

Vjollca Lisi

Vjollca Lisi è nata a Tirana e vive a Todi. Giornalista, corrispondente della Rai in Albania, interprete, traduttrice, scrittrice, poetessa, editore a freelance.

 

Albania todi

Todi,
dimora di bellezze, poesia
di voglia di vita, canti, allegria,
Todi,
così fiera ed umile alle lodi
di santi, devoti, poeti, pensatori
antichi e moderni cultori
di ogni tradizione e civiltà
che in te, nobile accoglienza troverà…
Todi,
ti sono sinceramente grata
che la musa me l’hai subito conquistata
tante rime me le hai ispirate
alle tue bellezze teneramente dedicate:
più che alle virenti colline
di musica, arte, vini prelibati
nell’anima di tua gente piantati…
Una porta generoso, beata
della luce di Sora Luna colmata
del calore del frate Sole attorniata
a tutti aperta, come il tuo cuore,
ove senza dubbio ed alcun’ timore
ha bussato nei secoli ogni viaggiatore…
Dai tempi remoti di cimeli folti,
terra prodigiosa di dotti e colti
-di santuari, grandi miracoli
benedetta dai saggi e oracoli-
per il passato e presente, il luogo ideale,
(la sede degli Dei, su, di poche scale)
per farsi cercare e ritrovare…
Sui prati morenti, alle rugiade perline,
alle stupende rose, mughetti e viole
accarezzate da tuo tiepido sole,
più che alle tue sontuose alture
ai tuoi campi virenti e dorate pianure,
più che alla quiete soave dei borghi,
dei tuoi sempre aulenti sobborghi
più che ai tuoi cipressi sobri, silenti
che ai bei monumenti del passato, viventi,
della cultura che grande ti rende,
alla tua cara e brava gente,
laboriosa, semplice, sorridente
tuderte, di grinta e mani esperte
distinta, allegra, ospitale,
esserle amica, amarla, tanto vale…
Todi,
a te ora ci tengo e ti prometto,
per amicizia, stima ed affetto
da te, ancora grata ci tornerò
e sempre ringiovanita ti troverò
di te, in rime di nuovo racconterò…
Vjollca Lisi
23 febbraio 2014

La festa dell’uva (di Carlo Taddei)

22 Set

Piazza Grande quanno c'era la festa de l'ùa

LA FESTA DELL’UVA

Nel clima agricolo dell’epoca fascista, della battaglia del grano per sfamare quaranta milioni di italiani, del duce che a dorso nudo getta i manipoli di spighe nell’imboccatura della trebbiatrice, delle paludi pontine recuperate e restituite all’agricoltura, dei nuovi centri agricoli dal nome georgico come Pomezia ed Aprilia, ben s’innestava la Festa dell’Uva, una kermesse paesana per celebrare la vendemmia come un inno all’uva e al vino. D’altra parte era ben noto che i proprietari agricoli avevano dato il loro determinante sostegno al regime. E nelle condizioni del tempo predominavano i motivi inneggianti alla vita della campagna. Ricordo le avventure di “Fortunato in città” sul libro di lettura delle elementari: Fortunato aveva voluto tentare la vita della città, se n’era amaramente pentito ed era ritornato alla sua campagna con la sua famiglia ritrovando la felicità. La festa dell’uva si: svolgeva in ottobre: affluivano in città dai vari paesi i carri agricoli tirati dai buoi, decorati con frasche e pampini, con sopra personaggi in costume: villanelle, giovani contadini, rappresentazioni paganeggianti come Bacco redimito di uva e pampini a cavalcioni sulla botte e dissetantesi rubicondo alla coppa piena di vino. E la sfilata durava a lungo per le piazze e le vie della città. Quel giorno i cittadini potevano sfamarsi gratuitamente e a volontà dell’uva.
A sera i paesi si ripopolavano, si concludeva la festa mangiando e bevendo intorno ai tini ferventi di mosto. E molti un po’ alticci (che alcuni dopo aver molto bevuto diventano poeti e si improvvisano rimatori magari facendo salti mortali per accoppiare le rime) si sbracciavano in molte sentenze enologiche e a buon mercato, come: Bacco che se ne intendeva disse questo “Chi mette l’acqua nel vino è disonesto”. Oppure, Vuota il bicchiere ch’è pieno, empi il bicchiere ch’è vuoto; non lo lasciar mai pieno, non lo lasciar mai vuoto.”
Carlo Taddei

Le frazzioni de Todi: Pian di Porto

19 Set

Pian di Porto

PIANDIPORTO (Da “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini)

Popolazione (1808): 210; (1951): 417. Era in antico una piccola villa di appena trenta abitanti, così chiama dal porto, dove facevano scalo le barche che navigavano lungo il Tevere, trasportando derrate alimentari. Un’eccezionale inondazione distrusse, nel 1150, questo porto: rimase tuttavia, una chiesa dedicata a Santa Maria, la quale era alle dipendenze della parrocchia di Pian di San Martino, cui pure apparteneva il fertile tratto di pianura, dove (come testimoniano i cronisti ) abbondavano viti di uva «passerina».
Nel 1400 il Comune dì Todi ottenne da Bonifacio IX che la Chiesa di Santa’ Maria, minacciante rovina, si concedesse ai francescani conventuali di San Fortunato: così fu costruito il convento, soppresso dopo il 1651. Alla Chiesa di Santa Maria di Pian di Porto, divenuta sede di parrocchia, furono consegnate in proprietà alcune terre del castello di Ilci e di Duesanti.
Oggi del “conventino” non resta che il chiostro. Una nuova chiesa parrocchiale é stata costruita (1956-1957) a Ponterio, chiamato un tempo Villa del Ponte di Rivo: in tale villa, già fiorente nel sec. XIII, ebbe luogo, fin dal trecento, un’importante fiera (per comodità della quale fu costruita la fonte che tuttora si vede), anche oggi detta di ferragosto.
Nel 1519 per una rissa che si era accesa durante la fiera, un contadino del Doglio fu preso.dagli sbirri e subito impiccato in Piazza San Giovanni, oggi Piazza Garibaldi.
Presso il ponte, costruito nel 1330, si ricorda la Chiesa di San Gordiano e una casa dove, per ordine dell’Ospedale di Carità, si eseguiva la concia delle pelli.

La stazione

Ponte sul Rio

Ponte sul Rio

Chi cià vecchie foto o conosce fatti e misfatti avvenuti a Piandiporto, pote inviamme documentazzioni e scritti, che siranno messi a integrazzione de li cenni storici sopra pubblicati
Jacopino da Todi

jacopino.tudertino@libero.it

Jacopone scripsit

11 Set

1936 Jacopone  SI

1936

JACOPONE SCRIPSIT

Giudica te medesimo
altri non giudicare

Che sei polvere e suddito
non ti dimenticare

In fra cornacchia ed aquila
ben sai chi più minaccia

Son lodati molt’uomini
che Dio sa quel che sono;
molti poniamo in settimo
che son del primo tono.
perciò per laude umana
non ti tenere buono;
il carro molto stride
ma te conosci il suono.

Non offendere il prossimo
se vuoi vita campare;
se n’odi male dicere
tu non lo rapportare

L’orgojo (de Jacopino Tudertino)

9 Set

1939 Circonvallazione panorama1939

L’Orgojo

L’orgojo d’esse nato tudertino
lo sendi che te jene su dal core.
Se pole d’esse gherfo o ghibbillino
ma imprìmise ce sta sembre l’amore

pe’ ‘sta Città, che vanda millenarie
‘na storia e ‘na curtura da fa’ immidia.
Le sue bellezze so’ straordinarie
ch’el tembo nun intacca e mango inzidia.

La piazza coi palazzi medievali,
le vie che te connuciono ai rioni,
li vicoli scoscesi, so’ corali.

Quanno ce passi pare a sendì i soni
de gesta antiche, epiche, sacrali
e prùi tra le più belle suggestioni.

Jacopino Tudertino – 28 settembre 2012