Archivio | novembre, 2014

PIETRE (di Annamaria Massari)

25 Nov

Annamaria Massari

PIETRE

Le mura, i tetti, i campanili appoggiati sul dosso
nella luce splendente di un tramonto o col velo di nebbia
che si portano addosso
sono i rami sottili di un albero ridente
che sta piantato in cuore.
L’albero dei ricordi, l’albero della vita
che viene a dirti ancora che non è finita.
Questa luce che brilla sulle pietre
lascia nude le case arrampicate
che l’occhio dell’amante adora
con la bellezza delle cose andate.
Sono qui, sulla nave dei ricordi,
nel flusso lento che scorre tra le strade.
Todi mi avvolge, mi lascia senza fiato,
mi commuove, riscalda questo cuore
che credevo eclissato.

Annamaria Massari

Panoramica t

Famiglia Olivieri

24 Nov

Stemma Famiglia Olivieri

STEMMA DELLA FAMIGLIA OLIVIERI

L’origini del cognome Olivieri, come per molti cognomi italiani, deriva da un nome che richiama il mestiere di famiglia, in questo caso quello dei raccoglitori di olive.
La presenza del cognome in Italia risale al 1400, precisamente a Mombasiglio (Piemonte), dove i fratelli Oliverius sono menzionati in un atto di questa località. I colori araldici degli Olivieri sono generalmente colori molto vivi. Punto comune dei loro stemmi è l’olivo, sempre colorato di verde. Gli Olivieri ebbero ceppi sparsi in tutta Italia.
Il ceppo tuderte degli Olivieri fu rappresentato da una famiglia nobile, stabilitasi in un castello in quel di Pesciano. Alla fine del 1600 si trasferirono a Todi, dove si imparentarono con altre famiglie storiche della Città. Un ramo si spostò anche a Sangemini, e qui, infatti, si trova il palazzo Olivieri. Nei primi anni dell’800 acquistano Torre Olivola a Torregentile dalla famiglia Ciccolini. Oggi il ramo di Sangemini si è estinto. A Pesciano di Todi vivono i discendenti di questa illustre famiglia tuderte. Sempre a Pesciano è conservato in ottime condizioni, in località “Le Mulinelle”, il Mulino degli Olivieri, con su lo stemma di famiglia. Lo stesso stemma appare nell’androne di un palazzo che si trova lungo il corso di Via Ulpiana.

Jacopino Tudertino

Molino Olivieri 2

Molino Olivieri o Molino Ciuccio

Il campanile e la cupola (di Chiaramonti Margherita)

18 Nov

Chiaramonti Margherita

CENNI BIOGRAFICI

Margherita Chiaramonti nasce a Todi il 23 aprile 1894, terza dei cinque figli dei coniugi Ines Angelini e Giuseppe Chiaramonti. Dopo aver frequentato a Perugia l’Istituto magistrale, nel 1913 si iscrive a Roma alla Facoltà di Magistero dove ha, tra i docenti, Luigi Pirandello, il quale la incoraggia all’attività poetica consigliandole: “Scriva, c’è stoffa “. Non ancora laureata, comincia ad insegnare storia e geografia in un istituto tecnico di Bra, in Piemonte; quindi, dopo aver conseguito il titolo accademico con una tesi su Francesco Dalmazzo Vasco, intellettuale piemontese, aderente al movimento indipendentista corso di Pasquale Paoli (Francesco Dalmazzo Vasco e l’ambiente in cui visse, 1730? —1794), viene chiamata in una scuola di Norcia nel 1920. Tornata a Todi, sposa nel 1924 Angelo Caporali, dal quale ha due figli. Muore a Todi il 25 settembre 1988.
Attratta in gioventù dagli ideali socialisti e anarchici, riscopre successivamente una profonda fede religiosa. Autrice di raccolte di liriche e di testi teatrali di ispirazione cristiana, dà un forte impulso alla rinascita del teatro sacro, secondo i canoni della tradizione medievale, con la costituzione dei “Giullari di Dio”.
Alle opere letterarie sono da aggiungere articoli, conferenze e un voluminoso carteggio di circa 2000 lettere, intrattenuto con personalità della cultura nazionale ed europea.

IL CAMPANILE E LA CUPOLA

Io vidi sempre nella fanciullezza
un campanile immezzo al ciel notturno
come una spada che grondasse stelle
e nel purpureo lume del tramonto
un tempio dalle cupole fiorenti
come seni di vergini giganti
naufragate in oceani di sangue.

0 campanile di San Fortunato
urlo di pietra che ti scagli al cielo
segno di pena che nel cuore umano
non s’addormenta nella vita mai,
verso sera le rondini ti cingono
di volubili nastri di canzoni
e la luna talvolta t’inghirlanda
di lievi nubi come rose argentee
tra i folti gelsomini delle stelle…
ma tu sembra che vuoi sempre fuggire
chiedendo al cielo altissimo rifugio
contro la terra e il peso del dolore.

Vivo è nell’aria il tuo sospiro antico
— ben lo conosco come fosse mio —:
— oh poter nei tormenti e nella guerra
nel martirio e nel fango anche nel fango
sostenerla adorando questa vita
senza stanchezza senza scoramento
e creder che la pena grondi stelle
quando par che diventi insostenibile. —

Rievochi il gentile san Francesco
fra neve e gelo col suo sajo lacero
dolcemente rivolto a fra Leone
“qui è perfetta letizia” mormorando;
ed il Poeta della tua città
che s’inebria d’amore nel dolore
e chiede a Dio di sempre più patire.

Per la forza dei santi e dei poeti
il tuo sogno di secoli divenne
a poco a poco realtà di pietra
ma viva più che non sia carne e sangue:
il tempio luminoso del Bramante
segno è, conquista d’animosa pace.

Ché ci diresti ormai solo sul culmine
dell’antica città di Jacopone?
Ormai non si può viver per morire
né cercare la vita oltre la vita.

Questo fiore che t’è sbocciato ai piedi
nutrito del tormento aspro dei secoli
che non teme le nevi e i folli venti
né l’estate rovente ed al mattino
candido splende di un fulgor di perla
ardendo a vespro innanzi al ciel vermiglio,
che nei giorni di nebbia sovra ondate
di radiosi vapori eleva appena
verso di te la cupola più alta
senza tentare i cieli irraggiungibili,
questa Consolazione che t’inchioda
alla terra cui ormai non puoi fuggire
è la bellezza eroica della vita
che grida amore anche in un mar di sangue.

ANTENATI ILLUSTRI – Chi era Cataluzio Petri?

12 Nov

Cataluccio (Cataluzzo) di Pietro o Cataluzio Petri da Todi, fijo de Pietro de Rinaldi, nascette ‘ndel 1340 (anno piùne, anno meno) e morze attorno tal 1419. Orafo de scola senese, tra li laòri sua va mentovato un calice bizzantino smaldato d’argendo finissimo. El Calice è istoriato e ve ce viene rappresentata la Crucifissione e la Passione. Testa opera d’arte è conzervata a Piruggia, città dòe Cataluzio aéa uperto la bottega, mendre, a Todi, c’éa el labboratorio sotto li Vortoni. ‘Ntel 1368 fu eletto Conzole de l’arte, assieme co’ Antonio di Lello. L’anno doppo fune nominato Conzijere del Commune e co’ testa carica fu mannato como ambasciatore presso el Commune de Piruggia, assieme a ser Nicola di Lippo. Dal 1387 torna a Todi e el 18 decerembe de quill’anno pagò 1000 lire di denari cortonesi pe’ la dote de la fija Biatrice. ‘Ntell’anni 1395-96 lo si trùa protagonista de la vita cittadina e ricupre svariate cariche pubbriche. El 5 de lujo 1396, ricuprì quilla de Priore del Commune. Tra le sue tandissime opre d’arte vonno mendovate: ’na cindura ornata d’argendo dorato, ‘na coppa d’argendo donata tal cardinale vescovo di Albano, el Reliquiario del braccio di S. Fortunato pe’ l’omonima chiesa de Todi, el Reliquiario de Sand’Anna, già ‘nte la sagristia de S. Dimenico de Piruggia, oji conservato ‘nte la Galleria nazzionale de l’Umbria, el Riccio di pastorale co’ l’Agnello Mistico, conzervato in cattedrale a Todi.

 

Cataluzzo calice

Calice

Cataluzzo patena

Patena

Cataluzzo reliquario braccio di San Fortunato

Braccio di San Fortunato

Fonti e Bibl.: Le fonti documentali sono ampiamente segnalate da M. Pericoli, Per nozze Nicolini-Orsini, Todi 1953; C. Grondona, Catalucius Petri Raynaldi aurifex de Tuderto…(Note e docum.), Todi 1965; C. G. Bulgari, Argentieri, gemmari e orafi d’Italia, I,3, Roma 1966, pp. 228 s., 382, tav. 32; bibliogr. completa in F. Santi, Galleria nazion. dell’Umbria. Dipinti, sculture e oggetti d’arte di età romanica e gotica, I, Roma 1969, pp. 170 s., 174; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, VI, p. 177.

AMMAESTRAMENTI DI FRA JACOPONE

6 Nov

Jacopone dal palazzo Benedettoni

Con signore non prendere
Se tu puoi questione:
ch’ei ti ruba e t’ingiuria
per piccola cagione.
E tutti gli altri gridano:
Messere ha la ragione.

Picciolo è lo garofano
maggiore è la castagna;
ma quale ha più possanza
dìcatel chi ne magna.

Chi del mal far si guarda
Di se non ha paura,
E ogni cosa sormonta
La mente ch’è sicura.

Dall’ira del popolo
Guardati quanto puoi,
Quando lo tempo toccati
Fatti chiamar de’ suoi;
Non essere superbo
Alli vicini tuoi;
Vedi che il tempo mùtasi
E guarda a quel di poi.

Dov’è piana la lettera
Non fare oscura chiosa.