Cenni storici sulla nobiltà di Todi (di Filippo Orsini) pagina due

17 Lug

filippo

 

La stessa difficoltà si incontra nel definire con precisione il ceto Popolare, sicuramente più complicato data la sua grande eterogeneità, Questo era composto dai più ricchi artigiani (che oggi definiremo industriali), mercanti, professionisti, uniti ad alcuni rami di famiglie dell’aristocrazia che avevano preferiti schierarsi con il “Popolo”. A questo ceto ed alla qualità di cittadino non apparteneva affatto il popolino, i piccoli artigiani, i salariati, privi dei privilegi di cittadinanza appartenenti solo ai membri di casate rilevanti per censo, nascita e potenza e perciò abili a ricoprire le magistrature cittadine. L’estromissione dalle cariche pubbliche dei magnati ghibellini fu di breve durata, poiché esattamente 40 anni dopo furono riammesse alla magistratura priorale. Il priorato in quei tempi, come in tutta l’Italia comunale, era espressione delle arti e delle corporazioni, e questo significò per tutti i magnati, che ambivano a ricoprire la carica, dover fare atto di umiltà e iscriversi ad una delle arti cittadine. Dunque il 1337 segnò una decisa affermazione del partito guelfo, sancita ancor più vigorosamente dalla stesura di uno statuto che, grazie alla rubrica 70, si caratterizzava per una impostazione antimagnatizia. L’incessante lotta tra i due partiti dopo il 1337 ebbe un periodo di breve tregua, che venne presto interrotto dal riaccendersi di nuovi conflitti ed aspri scontri. Come abbiamo visto, a Todi vi era un’unica classe di cittadini di diversa origine, rappresentante il ceto di reggimento abilitato alle magistrature comunali, mentre ne erano del tutto escluse le classi popolari; ma dalla seconda metà del XV sec. il privilegio di cittadinanza cominciò ad estendersi sensibilmente, anche al popolo minuto che ne era stato finora escluso. fattore, in concomitanza col generale processo di aristocratizzazione e di chiusura nobiliare in Italia, determinò nel corso del XVI sec. una reazione da parte delle famiglie aristocratiche che avevano ab antiquo retto la cosa pubblica, e che erano evidentemente superiori ai ceti popolari ricompresi nella nuova composizione della cittadinanza, la cui base si era notevolmente allargata.

 

https://jacopinodatodi.wordpress.com/2015/07/12/cenni-storici-sulla-nobilta-di-todi-di-filippo-orsini-pagina-uno/

 

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