Archivio | luglio, 2015

ALTOBELLO CHIARAVALLE (un articolo di Elio Clero Bertoldi)

6 Lug

Elio Clero Bertoldi

 

Ritrovate a Roma le incisioni sulla tragica fine
di Altobello Chiaravalle vittima di cannibalismo

Le “fotografie” inedite della tragica fine di Altobello Chiaravalle da Canale, di nobile famiglia di Todi, avvenuta nell’agosto del 1500 ad Acquasparta, sono state ritrovate da due studiosi, Francesco Canali e Emilio Lucci e verranno pubblicate a breve. L’annuncio della scoperta lo ha dato a Todi la professoressa Erminia Irace nel corso di un convegno su Machiavelli, che ha mostrato anche le “slide” di due xilografie – tecnica di incisione su legno di immagini e testi che poi inchiostrate vengono stampate col torchio, su carta o seta – nelle quali é rappresentata e descritta la scena in cui Altobello viene colpito a morte da Giampaolo Baglioni e Vitellozzo Vitelli. Le due xilografie sono state ritrovate in una pubblicazione di quattro facciate in cui é descritta, in ottave, la “tristissima morte” di Altobello.
Insomma, una sorta di reportage, redatto e stampato pochi mesi dopo i fatti, a caldo insomma, di un sanguinoso scontro d’arme e di un atto di cannibalismo in danno del nobile e feroce (secondo la tradizione) tuderte.
Siamo a Todi dove le famiglie ghibelline (capeggiate dai Chiaravalle, alleati storici dei Colonna) e guelfe (con gli Atti, fedelissimi agli Orsini) si fronteggiano ormai da due-tre secoli con uccisioni, alternative cacciate dalla città, stragi e atrocità di ogni genere.
I Priori di Todi, scrivono nel 1499 a Lucrezia Borgia governatrice di Spoleto e ne guadagnano l’alleanza, rappresentando le violenze e le prevaricazioni di Altobello. Un esercito di 13.000 uomini viene così inviato da Papa Alessandro VI, padre di Lucrezia, al comando degli Orsini, dei Vitelli, dei Baglioni, degli Alviano, degli Atti contro i “prevaricatori” ghibellini. Altobello, con 8000 soldati, si rinserra in Acquasparta. Gli assedianti bombardano, con artiglieria francese, per dieci ore consecutive le mura, le sgretolano in un punto e si aprono una breccia, irrompendo in città. Il Chiaravalle, che ha combattuto furiosamente, ma ormai abbandonato da tutti, cerca scampo e si nasconde in un fienile. É qui che lo scova un soldato dell’esercito papale. Lui si schermisce: “Sono un povero compagno…” Ma il suo abbigliamento non appare proprio quello di un povero cristo. Così viene fatto prigioniero e trascinato sulla piazza, riconosciuto e praticamente linciato. Il suo corpo squartato, dilaniato sarebbe stato anche vittima di cannibalismo. Una vecchia, subito soprannominata “La Sparviera”, gli avrebbe addirittura mangiato il cuore.
A breve la pubblicazione (una sorta di foglio, o giornale, a mano) ritrovata negli archivi verrà ristampata e presentata al pubblico. Si scoprirà a quel punto se sarà stata scritta con intenti di propaganda, da un cronista del partito Colonnese (ghibellino) o da quello degli Orsini (guelfo).

Elio Clero Bertoldi

 

Altobello Chiaravalle

Busto marmoreo di Altobello Chiaravalle

 

 

 

L’ALICANTO (di Jacopino Tudertino)

6 Lug

alicanto

 

L’ALICANTO (di Jacopino Tudertino)

’N ucello strano, mitico del Cile,
dice che camba a magnà l’oro e argendo,
attusicché de notte, a celo spendo,
risplenne attusiccòmme annasse a pile.
Tando luciòre stuzzica la brama
de quilli del deserto d’Atacama.

Se sa che l’omi so’ tamando ingordi
e pe’ scuprì dòe màe annisconne l’ori,
vonno diedro a ’st’ucello e i sui bajori.
Lùe el trabbocchetto fa ta ‘sti balordi,
stegne l’ale (aerà un interruttore?),
tusì ‘gni esoso ‘ntel deserto more.

Li miti cionno sembre ‘na morale
che doerébbe de ‘mbaracce a vive
mappù la storia ce la famo scrive
da la vorace golosìa ancestrale.
Mo l’alicanto è un simmolo a spaéndo,
dòe vinge l’oro e stiatta ‘l sendimendo.

Jacopino Tudertino