Archivio | novembre, 2015

Mango un cane (Jacopino Tudertino)

21 Nov

Piazza Grande nel 1932

1932 – C’era più gente allora che oggi

MANGO UN CANE

Piuìccica e fa un freddo, che tembaccio!
So’ jito in Piazza pe’ combrà el giornale,
ho biùto un caffè tal bar Centrale,
pu me so’ chiesto moscio: “Mo che faccio?”
“Che voli fa’?” Me so’ pronto arisposto.
“Nun ce sta mango un cane né un padrone.
In menzo a Piazza, l’unico cojone,
siresti te. Nun stemo a ferragosto.”
Parlanno ‘ndra me e me, comme ‘no scemo,
io me so’ ditto: “Un fatto è piucché certo,
va bè’, sirà noèmbre ma ce sèmo
accorti ch’el futuro è tando incerto?
Che Todi ormàe è arriàta a un punto estremo,
che più che ‘na città pare un deserto?”
Jacopino Tudertino – 21 noèmbre 2015
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TERESA FERDINANDI (una grande figura di donna tuderte)

20 Nov

Ferdinandi Teresa

TERESA FERDINANDI (una grande figura di donna tuderte)

Teresa nacque in un freddo novembre del 1912. Lei, suo fratello minore Mario e la mamma Maria vissero gli anni della prima guerra mondiale con il padre al fronte, tra ansie, difficoltà e patemi d’animo, fino al suo ritorno e la riunificazione della famiglia. La sorte avversa lasciò poco tempo alla quiete di questa famiglia, che nel frattempo era stata allietata anche dalla nascita di una sorellina. Marino, il padre, che aveva subito in guerra gravi ferite e nel 1924, a causa di queste, si ammalò gravemente e morì. Poco dopo morì anche Marina, l’ultima nata. Nonostante le avversità ed i patimenti, Teresa era d’indole altruista e pervasa da bontà e trasferisce i suoi nobili sentimenti ad ognuno che, attorno a lei, abbia bisogno di conforto. Ottiene il diploma di maestra e poi si laurea in lettere con il massimo voto e si dimostra ottima insegnante profondendo dedizione al suo lavoro ed amore nei suoi alunni. Fa parte delle associazioni cattoliche, come quella della Compagnia di San Vincenzo. Benché la sua fanciullezza fosse trascorsa tra sofferenze e rinunce, la sua intelligenza e la sua sensibilità le mette al servizio di chi ha bisogno e dedica la sua vita all’apostolato ed alla scuola. Era una donna rigida per quanto riguarda i suoi principi morali e cristiani, ai quali non venne mai meno. Nel 1940 aveva solo ventotto anni, l’aggredì improvvisamente un male incurabile che la portò alla morte in pochissimo tempo e, nel momento della sua agonia ebbe a chiamare suo fratello Mario e la mamma. Morì sorridendo e con una lacrima che solcava il suo viso. Una figura di donna tuderte che dedicò la sua breve esistenza alla famiglia ed al prossimo, tanto che la Chiesa, a suo tempo, avviò la procedura canonica per la sua beatificazione, assieme a quella di suo fratello. Di tale azione di riconoscimento, intrapresa nel 1991 dal Vescovo Grandoni e da un comitato cittadino, non è dato sapere gli sviluppi. La testimonianza dell’amore che i tuderti avevano per Teresa fu il suo funerale, che mai nessun altro a Todi ebbe con così tanta presenza di popolo.

 

1940 Teresa Ferdinandi

Todi 1940 – Il funerale di Teresa Ferdinandi

L’Antologia Tuderte: quanno ‘l calamajo è el còre (Rosaria Marchetti)

12 Nov

Antologia Tuderte

marchetti-rosaria

ROSARIA MARCHETTI

LA STRADA CHE PORTA IN PIAZZA (di Rosaria Marchetti)
Testa è la storia de ‘na ragazzetta de Todi che, ‘na mattina de primavera, scappì da scola tutta de gran fretta pe’ arrià in piazza da l’innamorato suo. Tutta felice corréa su pe’ le Cerquette e Todi je paréa esse la città più bella al mondo che esistesse. Ma quanno arriò lì li Giardinetti orrore de l’orrori che te vide? El bardascetto suo, siduto supre ‘na panchina, che se baciàa co’ ’n andra ragazzetta. Piena de rabbia e de disperazione corze veloce comme ‘na saetta fino a arrià ‘nde la Piazza Garibaldi, si mise a fissà oltre la ringhiera desideranno d’esse assai londana. “Peppì, Peppì che dormi?” dicette el cipresso secolare a Garibaldi, che se godéa menzo appernicato el primo sole de la primavera. “no, no che dormo, so ‘n condottiero io, li condottieri stonno sembre sveji” Si perché Garibaldi so’ attusì tandi anni che sta li che ormai ‘l todino lo parla lùe ngò. “ma la vedi sta potta pora cocca? Sta a piagne, Peppì dije carcosa” “La vedo sìne e me dispiace puro, e che te credi mica so’ de pietra io…vabbè te m’hai capito, mo che je dico… Nun t’angoscià coccona mia, tu penza si nun venivi su che te perdéi, hai visto S.Fortunato quanto è bella? Hai viiduto ‘sta piazza favolosa, ‘sti monumenti e ‘sti palazzi antichi. Fija mia nun te fermà a li Giardinetti, nun te fermà e fa tutta la salita, arrìa in alto fino su la piazza, e godite ‘sto panorama eterno che s’affaccia. E voi un consijo da n ‘amico? Nun pijà màe le scorciatoje, va su diritta pe’ la stràa tua, anche si piagni un po’, si t’affatichi, tu guarda avandi dritta co’ la schina, e quanno finarmente arrìi su e trùi ‘sto spettacolo superbo, vòi mette la soddisfazione drendo? Te senti ripagata de l’attesa e in pace co’ te istessa e l’universo”. “O Peppì, se ne sta a annà tutta impettita, nun è che je va a dà ‘na tortorata?” “la potta m’ha senduto e sta a annà in piazza e mo sta a ride co’ l’amiche sua… Cipré, t’ho riccondato màe de quando so’ partito pe ‘na guerra con mille valorosi amici mia….”   “Peppì ….me pare su le mille vorte…” “allora, un giorno io partìi pe’ ‘na battaja…..”
Rosaria Marchetti

La Chiesa di Sant’Eligio (di Benedetta Tintillini)

3 Nov

TRATTO DA:

Umbria e Cultura

Sant'Eligio

La Chiesa di Sant’Eligio

All’estremità del Borgo Nuovo di Todi, addossata alla cinta medievale delle mura, proprio all’ingresso di Porta Perugina (originariamente chiamata Porta di San Biagio), sorge la piccola chiesa di S. Eligio, presente già in documenti del 1269 e probabilmente fatta costruire dalla famiglia Leoni.
Dal 1500 fu sede della Confraternita laica della Misericordia, un’opera pia dedita a fornire di dote le ragazze povere altrimenti destinate a rimanere zitelle. La chiesa, prima intitolata alla Santa Croce, in quest’epoca fu dedicata a San Michele Arcangelo, in omaggio al vescovo Angelo Cesi, e furono effettuati lavori di ampliamento del precedente edificio, sono infatti visibili le mura esterne della chiesa che si “appoggiano” alla Porta di accesso alla città.
La tradizione di costruire Chiese vicino alle porte di ingresso delle città fortificate era in passato molto comune, era una sorta di “doppia difesa”: le mura proteggevano dagli attacchi dei nemici, le Chiese dalle forze maligne.
Con l’avvento delle nuove tecnologie belliche, sempre nel ‘500, viene costruito, lungo le mura, il bastione a pianta circolare. Tale costruzione permetteva di meglio schivare i proiettili delle armi da fuoco ed al tempo stesso ospitare artiglieria pesante sulla sua sommità.
Venute a decadere le esigenze di difesa, dietro richiesta, venne concesso dal Comune l’uso del bastione come sagrestia, essendo adiacente alla chiesa, a patto che venisse restituito al suo uso precedente ogni volta ce ne fosse stato bisogno.
L’interno, a navata unica, presenta un ciclo di affreschi con scene della vita della Madonna, realizzati, in parte, dal Domenico Spoldi. Da notare il riquadro raffigurante il vescovo Cesi nell’atto di distribuire sacchettini di danaro alle ragazze povere. Dalla partenza della Confraternita, nel 17° secolo, a cui venne assegnata la chiesa della Nunziatina, Sant’Eligio conobbe un periodo di abbandono, fino al 1776 quando divenne la sede della Corporazione dei Fabbri.
A Todi furono presenti un discreto numero di Confraternite di Arti e Mestieri: in un atto del 1337 se ne contano addirittura 21: Mercanti, Notai, Cappellai, Calzolai, Pellipari, Merciai, Muratori, Magister Legnaminis, Fabbri, Orefici, Sarti, Bambaciari, Tabernari, Lanaioli, Speziali, Macellai, Pizzicaroli, Barbitonsori, Camagnaioli, Vasai, Fornai.
Sull’altare campeggia un quadro del 1777 raffigurante i Santi Michele Arcangelo ed Eligio di Noyon, patrono dei fabbri, raffigurato con le sue prerogative: la corona d’oro e l’incudine. A Sant’Eligio, orefice e fabbro francese che visse nel 7° secolo d.C., furono attribuiti diversi miracoli, tra i quali quello della ferratura di un cavallo particolarmente irrequieto che nessun maniscalco riusciva a ferrare: leggenda vuole che il santo gli staccò le zampe, le ferrò e le riattaccò alla bestia.
Nella sacrestia/bastione è visibile anche un affresco raffigurante Santa Lucia, Santa alla quale i fabbri erano molto devoti, perché esposti frequentemente ad incidenti agli occhi.
Da una scala attigua alla chiesa, fatta di mattoni messi “a coltello”, poetica per le sue condizioni precarie ma resa fruibile dalle pedate in legno, è possibile accedere alla sommità del bastione. Da questa posizione esclusiva e privilegiata è possibile ammirare da vicino il piccolo campanile a vela con tre campane, i merli guelfi delle mura con le loro feritoie, mentre lo sguardo si apre sulla valle circostante e su uno scorcio di Todi assolutamente inedito.

Benedetta Tintillini

Collevalenza nel tempo

2 Nov

1920 Collevalenza

1920 – Gruppo folcloristico di Collevalenza

1928 Collevalenza (alunni del maestro Ciliani)

1928 – Alunni del maestro Ciliani

Collevalenza

Gruppo Folcloristico Collevalenza (festa dell’uva)

1930 Collevalenza (Torrececcocinella

1930 – Torrecoccinella

1950 Collevalenza ch

1950

1952 Collevalenza

1952

1959 Collevalenza 1959

1959

1964 Istituto Amore Misericordioso

1964 – Istituto Amore Misericordioso

2010 Collevalenza-Rosceto (Stazione)

2010 – Stazione

2014 Collevalenza

2014

Collevalenza (Chiesa parrocchiale)

Chiesa parrocchiale

Collevalenza (Palazzo Bartolini) SI

Palazzo Bartolini

Collevalenza (panorama)

Collevalenza (VIa.....)

Collevalenza centro SI

La piazzetta

collevalenza-gli-archi

1900 circa – Gli Archi

Collevalenza et

Il Castello

Collevalenza ingresso paese

Collevalenza kl

Collevalenza mm

Collevalenza Via centrale)

Collevalenza x

Collevalenza ql

Collevalenza (gli archi)

Collevalenza 5