Archivio | dicembre, 2015

Parole perse

29 Dic

Lorenzo Leoni

Lorenzo Leoni nacque a Todi il 20 settembre 1824. Si formò a Roma e Firenze dove sposò Porzia Laparelli Pitti. Frequentò il salotto perugino di Marianna Florenzi e sin dal 1850 prese a pubblicare documenti storici riguardanti, in particolare, la sua patria. Imprigionato nel 1860 perché accusato di cospirazione, fu eletto per tre volte al Parlamento italiano nelle file della cosiddetta “destra storica”. Vicepresidente della Deputazione per le province di Toscana, Umbria e Marche sin dalla sua fondazione, il Leoni morì il 19 agosto 1887.

Questi lemmi sono stati estrapolati durante la lettura del suo libro “Memorie storiche di Todi”. Vocaboli che facevano parte della lingua italiana di quel periodo.

Aduggiare = nuocere con la propria ombra, opprimere, infastidire.
Affé = in verità
Ambagio = tortuosità
Amistà = amicizia
Ammannito = preparato, pronto all’uso
Angiporto = viuzza, vicolo stretto e senza uscita
Anodino = calmante
Antiquario = amanuense che copia testi antichi
Appo = Accanto, presso
Ascoso = celato, nascosto
Astato = soldato munito di asta
Baccalaro = capiscione, sapientone
Barbogio = anziano rimbambito e brontolone
Bargello = elevato funzionario carolingio
Brancicare = brancolare
Buccinare = divulgare, spargere la voce
Burbanza = sprezzo, boria, tracotanza
Cagnotto = cortigiano, sgherro
Ceffo = persona sinistra, malvagia.
Confricare = fregare, strofinare
Contigia = ornamento, fregio
Conquidere = conquistare, vincere
Desso = quello stesso
Dileguo = scomparsa
Distico = strofa di due versi
Eculeo = strumento di tortura
Esizio= rovina, distruzione
Esorare = supplicare
Famulo = domestico, famiglio
Fiata = volta, circostanza
Figulo = vasaio, modellatore
Formidoloso = pauroso, impaurito
Framea = giavelloto degli antichi germani
Furare = rubare, fare furto
Gastaldo = amministratore del duca
Guari = alquanto, molto, troppo
Inesplebile = inestinguibile
Infralirsi = indebolirsi
Interito = impettito, rigido
Longinquo = grande distanza
Macca = abbondanza, iosa
Nequitoso = malvagio
Oblivione = dimenticanza, oblio
Offa = zuppa
Omeo = simile, uguale, affine
Orrevole = onorevole, degno di stima
Paltoniere = servo, persona di bassa condizione
Pecuario = riferito al bestiame
Permisto = mischiato, mescolato
Piatire = far causa
Piato = lite giudiziaria
Poziore = migliore
Prisco = risalente a tempi remoti
Propinquo – vicino, prossimo
Pusillo = fanciullo piccolo, umile
Romeo = pellegrino che si recava a Roma
Rubesto = robusto, gagliardo
Sacellario = funzionario del tesoro imperiale
Scabino = giudice inquisitore
Serotino = tardivo
Soppediano = cassapanca ai piedi del letto
Sparto = sparso
Spendio = dispendio, consumo
Stramazzo = misero giaciglio
Suadela = persuasione (dea greca della persuasione)
Terrazzano = Abitante o nativo di un castello medievale, di una città fortificata
Torre = togliere
Tostano = rapido, sollecito
Quinci = da questo luogo, da questo momento

IL NAIA (di Stefano Cappelletti)

21 Dic

2015-12-21 La Naia 001

IL NAIA di Stefano Cappelletti
Tratto dal suo libro “fuoriverde!”

Il Naia (o “la Naia” come più spesso si dice a Todi) occupò un posto di grande importanza nel soddisfare lo spirito di avventura dei giovani di allora. A differenza del Tevere, le sue acque erano tiepide e calme. In qualche maniera il Naia, con le sue meraviglia naturali, i suoi canneti, le sue piccole spiagge di sabbia, era considerato un po’ come riservato ai ragazzi di Portafratta e, al massimo, a quelli di Ulpiana. Era raro che i ragazzi di Piazza scendessero fino al piccolo fiume.
I giovani trascorrevano lungo le sue rive molte ore, facendo il bagno in alcuni siti famosi, come alla confluenza con l’Arnata, alla diga di Camagna, al “borgone del Secco”, alle Crete o a Ponte Martino, pescando pesci (con la bilancia, col “battitoro” o con le Mania, catturando ranocchie, imparando a riconoscere una vipera da una biscia d’acqua, o le sembianze e il canto di centinaia di uccelli, immedesimandosi nel ruolo di tanti Huckleberry Finn. Il Naia che per gran parte dell’anno rappresentava un’oasi di tranquillità, diventava cattivo in coincidenza di alcune piene ed esondazioni primaverili e autunnali. Ciò rappresentò la sua fine. Vennero le bonifiche e la cementificazione degli argini. Il piccolo paradiso terrestre si perse quasi completamente.

Stefano Cappelletti

 

Todi-torrente-naia

CLAUDIO ANGELI COARELLI di Ligentino

18 Dic

2015-12-18 Claudio 001

CLAUDIO ANGELI COARELLI
da “EL CAPO DE CASA” di Nello Gentili

Ci sovrastava tutti, con la sua statura atletica, con la sua faccia allegra, quando si circondava di amici. Ed eravamo in tanti perché Claudio piaceva. Piaceva per le sue parole salaci, per le sue battute scanzonate, per i modi franchi e virili, talvolta anche sferzanti, ma sempre guidati da una sensibilità sorprendente ed usati nei limiti di una educazione irreprensibile, direi anzi di una signorile finezza.
Ma c’era dell’altro. C’era la capacità di passare dalla ilarità spassosa alla partecipazione sincera, non appena affiorasse qualcosa di serio, che turbava un amico. Allora il suo volto diventava teso, il suo sguardo affettuoso, il suo atteggiamento fraterno. E la sua figura, così salda e composta, si caricava di una tensione interiore e si addolciva di un calore umano, che gli permetteva di penetrare a fondo nell’animo dell’amico e di confortarlo.
Come abbia potuto un male inesorabile e crudele innestarsi su di un uomo così è un mistero. Come invece ogni avversità sarebbe stata affrontata da Claudio con molto coraggio era da aspettarselo. Tuttavia chi lo ha visto lottare col male ha potuto costatare che coraggio e dignità hanno raggiunto in questa lotta livelli incredibili. Altrettanto naturale mi sembra che, nel dolore, la sua tensione spirituale si elevasse all’eroismo, alla generosità e alla fede, come testimonia chi lo ha assistito fino in fondo, perché Claudio aveva sempre custodito il culto di certi valori morali ed era profondamente buono. Con lui si compie il dramma di una Famiglia contro la quale la sventura ha inveito con le armi tipiche usate per abbattere i forti: le disgrazie, le guerre, i mali incurabili. Un dramma su cui spicca l’imponenza di un Padre, la cui foga oratoria nulla ha potuto in difesa dei suoi figli, perseguitati da una sorte assassina. E sulla scena è rimasta miracolosamente in piedi, nobile e dolce, la figura della Madre, che ha fatto appena in tempo ad andarsene, con discrezione, prima che il male assalisse l’ultimo frutto della sua vita onesta.
Ora rimane una Famiglia giovane a cui vada il conforto di sapere che anche al di fuori della casa c’era chi apprezzava il suo Claudio e gli voleva bene. E c’è chi, nella tristezza del ricordo, guarda con ammirazione all’amico perduto. C’è chi si rende conto di essere, anche sotto il profilo della forza d’animo, di una statura più bassa della sua. Io, ad esempio, non ho lo stesso coraggio, non mantengo la stessa compostezza. Uno come me, quando muore un amico come lui, piange.
Ligentino

 

Nota di Jacopino
Quando Gentili parla di “sorte assassina” si riferisce ai fratelli di Claudio: Mario e Pio. Mario morì annegato e Pio perse la vita disperso nella campagna di Russia. La sorte assassina, dopo Claudio, colpì troppo presto, anche suo figlio Mario, amatissimo e con tanti amici come suo padre. Io li ricordo entrambi con affetto.

TODINI LONTANI di Francesco Pianegiani

16 Dic

2015-12-16 Cesare Grassetti 001

Foto di Cesare Grassetti 

 

TODINI LONTANI

Dall’alto della guglia batte le ali
l’aquila grande per chiamare al nido
dell’Umbria verde i figli cui i natali
saluta giubilante con un grido

quando più mite l’aria settembrina
carezza il campanile dominante
e l’uva occhieggia giù nella collina
tra i pampini e la fronda riposante.

E consola lo spirito un po’ stanco
il tempio del Bramante ove l’incenso
sale a Colei che, nata, ha reso franco

il popolo di Todi onde lo volle
rinascimentale sul guardo immenso
di un mistico e marziale antico colle.

Francesco Pianegiani 1953

Lorenzo Leoni e le sue “Memorie storiche di Todi”

11 Dic

Lorenzo Leoni

 

Lorenzo Leoni nacque a Todi il 20 settembre 1824. Si formò a Roma e Firenze dove sposò Porzia Laparelli Pitti. Frequentò il salotto perugino di Marianna Florenzi e sin dal 1850 prese a pubblicare documenti storici riguardanti, in particolare, la sua patria. Imprigionato nel 1860 perché accusato di cospirazione, fu eletto per tre volte al Parlamento italiano nelle file della cosiddetta “destra storica”. Vicepresidente della Deputazione per le province di Toscana, Umbria e Marche sin dalla sua fondazione, il Leoni morì il 19 agosto 1887.

Via Lorenzo Leoni

Via Lorenzo Leoni

 

Lorenzo Leoni (stralci della prefazione di “Memorie storiche di Todi”)

“Il mio proponimento pertanto è di scrivere le memorie della patria mia, di Todi, incominciando insin dalle origini, e dell’epoca degli Umbri, degli Etruschi, e de’ Romani, e a mano a mano toccar le origini della chiesa tudertina, illustrar le leggende de’ suoi Vescovi, e de’ suoi santi, e poi veder si mezzo alle ruine e ai contrasti come rigermogliasse la civiltà; la vita municipale e il bene e il male de’ mezzani tempi, e compiere il nostro racconto insieme al secolo decimosesto, a dir meglio insieme con le grandi vicende di una parte di quel secolo, ch’ebbe un mezzo e un fine così dissomiglievoli dal principio. In così lungo corso di tempo non è stata in Italia alcuna o grande prosperità, o grande calamità, che tanto o quanto la città nostra non ne abbia partecipato, e ne porti i segni, o ne porti memoria, né mancano nostri fatti particolari e domestici, né mancano nomi gloriosi e che sorvolino oltre le montagne native,

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E che si dovrebbe dire di una piccola città come Todi? Ebbene, anche Todi è stata una città grande e potente, queste mura hanno ricoverato un popolo, che ha avuto alcuna volta il sentimento del suo valore come società; queste campagne sono state il retaggio di generosi cittadini che credevano di essere qualche cosa nel mondo da più che un numero da statistiche e da balzelli. Non dissimuliamo che cosìfatta idea ci anima, ci commuove, e vorremmo esser da tanto che rianimasse e commuovesse in virtù delle nostre parole i nostri giovani concittadini. Sì, vorremmo che le nostre parole fussero un insegnamento di magnanimità, e di dovere, che li ritraesse dal tristo insegnamento delle passioni, e dell’egoismo. E sento che non invito codesti giovani ai pregiudizii, ed alla boria municipale: ho la coscienza di non oppormi al vero progresso; perché quante volte assiso sopra un sasso dell’antico Tuderto, come da le ruine di Roma, o aggirandomi nella gentilissima Toscana, il mio cuore ha battuto al dolce nome d’Italia.”

L’Antologia Tuderte: quanno ‘l calamajo è el còre (Paola Berlenghini)

10 Dic

Antologia Tuderte

 

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PAOLA BERLENGHINI

 I COLORI DELLE DOMENICHE

Nostalgia di domeniche lente, uniformemente grigie, silenziose, rigide. eppure così accoglienti nelle cucine semplici, veri laboratori di leccornie genuine. dense di odori saporiti e gustosi di carni allo spiedo. e dopo il pranzo consumato con gioia e tranquillità, il riposo sonnacchioso, ci si incamminava per i vicoli lunghi, stretti che da porta fratta si allungavano serpeggianti verso porta romana. vie nascoste tra alte mura e orti addormentati. vie vestite di buio invernale e scortate da un alto minaccioso filo spinato. e finalmente, dopo tanto paziente salire e scendere, si arrivava affannati al piazzale del prete. davanti al cinema. troppo piccola per farmi notare, ma grande abbastanza per osservare tutti quei visi noti di famiglie e amici che avevano deciso di sedere tutti insieme, in una sola stanza fumosa, a guardare su verso quello schermo grande la storia dolorosa di due poveri amanti. Il Dottor Zivago.
Paola Berlenghini

Veniamo da lontano

6 Dic

Stralci tratti da: “MEMORIE STORICHE DI TODI” di Lorenzo Leoni

 

 

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