Archivio | settembre, 2017

SAN CASSIANO (carcere)

30 Set

 

 

SAN CASSIANO

Abblavio fu ‘n impavido guerriero
e Diocleziano, pe’ ‘sta dota fiera,
lo nominò proconzole. Lue, ch’era
un tudertino, a nome de l’impero,
guernò sul centritalia e donga Todi.
S’accanì coi cristiani in tutti i modi
e je tajò la testa a un’ottantina.
Nun fune certo un gran stinco de santo
e a Todi nun lassò manco un rimpianto,
anco pe’ via de ‘sta carnificina.
A Roma, assieme al nonno, stéa un fijetto,
che pei cristiani, ‘nvece, céa rispetto.
Tand’è che appena Abblavio annò al Creatore,
Cassiano, el fijo sua, ch’era ‘n prelato,
tornò ne’ la città dov’era nato.
Tradito da seguaci sinza onore,
fu carcerato drendo a ‘n cisternone,
pu marmenato a morte col bastone.
Quil serbatoro poi divennò chiesa,
e se conosce col nome cristiano
de “carcere” o de “chiesa San Cassiano”.
Va ditto, sinza boria e sinza offesa,
che la storia de Todi è affascinante:
e de città cusì n’ce stonno tante.
Jacopino Tudertino

 

San Cassiano (Don Mario Pericoli)

Fu introdotto nel Martirologio Romano al 13 agosto dal Baronio, sull’autorità di una leggendaria passione, proveniente dalla Chiesa tudertina. In questo documento, che non può essere anteriore al secolo VI, si narra che Cassiano, nipote del prefetto di Roma, Cromazio, aveva studiato diritto e medicina; durante la persecuzione di Diocleziano, ebbe in custodia il vescovo di Todi, Ponziano, per la cui influenza si convertì al cristianesimo. Il papa Marcellino lo inviò quale vescovo a Todi; messo in carcere, sebbene il fratello Venustiano ora lusingandolo, ora minacciandolo tentasse di farlo apostatare, Cassiano rimase fermo nella sua fede e lì morì il 13 agosto dell’anno 304.
Gli anacronismi, gli errori e le falsificazioni contenute in questa passio sono così evidenti che fanno ben a ragione dubitare dell’esistenza di un Cassiano, vescovo di Todi, che, d’altronde, è sconosciuto alle più antiche fonti tudertine. Inoltre, la coincidenza del dies natalis con quello di Cassiano di Imola e parecchi particolari della passio, derivati dal racconto di Prudenzio, inducono a pensare che Cassiano sia stato confuso col santo imolese venerato a Todi e in seguito creduto vescovo locale. Tuttavia, si racconta che nel 1301 il vescovo Nicolò Armato avrebbe trasferito il presunto corpo di Cassiano dal luogo del martirio alla chiesa di S. Fortunato, e lo avrebbe posto sotto l’altare maggiore. Ma, in seguito a dei lavori fatti a questo altare, nel 1596 il corpo fu nuovamente trasferito dal vescovo Angelo Cesi e, infine, nel 1923 il vescovo Luigi Zaffarami ne fece la solenne ricognizione. Dopo la prima traslazione, il capo fu conservato in un reliquiario a cassetta, coperto di lamine d’argento e adorno di immagini dorate del Crocifisso, della Vergine e di s. Giovanni Evangelista. Nella grande chiesa eretta alla fine del sec. XIII dai Frati Minori, fu dedicata a Cassiano una cappella fornita di arredi sacri.
Nell’oratorio dedicato a Cassiano, nel quale era stato sepolto anche il vescovo s. Fortunato, il 4 ottobre 1198 il papa Innocenzo III consacrava l’altare di s. Fortunato, mentre il cardinale di Porto dedicava quello di Cassiano. La tradizione indica la prigione del martire nell’interno di una cisterna romana sul colle della Rocca, che ancora oggi è aperta al culto. Ben distinta era la cappella dedicata a Cassiano; in un inventario dei sece. XIII-XV, a proposito della decorazione fatta eseguire con 180 libbre di denari cortonesi dalla famiglia Sardoli che ne aveva il patronato, si dice espressamente: “cappella est in ecclesia s. Fortunati et vocatur cappella s. Cassiani episcopi et martyris”. Il 16 giugno 1242, in quello stesso oratorio, Filippo, vescovo di Camerino, dedicò un altro altare in onore di Maria S.ma, di s. Illuminata e di altri santi con le rispettive reliquie, e il 5 ottobre 1263 il vescovo di Todi, Pietro Caetani, consacrò ancora un altro altare in onore di s. Francesco d’Assisi. Il nome di Cassiano figura nelle litanie approvate nel 1630 dal vescovo Ludovico Cenci.
Don Mario Pericoli

L’Antologia Tuderte: quanno ‘l calamajo è el còre (Tiziana Sciaramenti)

21 Set

tiziana

TIZIANA SCIARAMENTI

EL CAFFÈ FISOLOFICO DE VIA FIRENZOLA

Quanno se fa sera….e t’accoacci vicino tal camino….o t’appernichi… o te metti a pinzà, me rivedo ragazzetta a sedè su pel pianerottolo de casa mia, a Firenzola. Quanto se stea bene! Voi nun ve potete fa l’idea de che via vai de gente e de firioli che ce stea a tullì. Firenzola è ‘n’a viuzza tamanda bella che va’ para para ta via de Borgo Novo. Io so perché l’onno fatta, anzi battuta co li piedi. E’ n’a via antica de millenni, de fronte a casa mia; c’è stea ‘n’a chiesetta, quilla de San Biagio, che quarcheduno, che ce sai perché, ha spostato popò più là. A Firenzola ce passaono li fedeli e pure li soldati che s’appostaono ‘nte la torre mia pe difenne Todi dall’attacchi dei popoli vicini. Ma tornamo tal pianerottolo. Quanno l’aria se stiepidìa e la buriana dell’inguerno se ne annava scemanno, mentre l’albicocco mio mettea i fiurellini e le violette sbocciaono, el pianerottolo de casa mia se riempiva de gente, de amiche de famija e c’era ‘n chiacchiericcio da mette paura: risate sguajiate, pettegulezzi, el bullettino medico dell’ultimo malato de Borgo.
Tra ‘n’a chiacchierata e n’a risata diceono pure le orazioni, mentre la pora nonna mia, tra un “Padre Abbate e l’altro” recitava el Rosario lascianno pe strada quarche “Ave, Pater, Gloria”. Le comari sedute su pel pianerottolo e su pe le scale portaono el lavoro da fà (la maija a li ferri, el mirletto all’unginetto da attaccà tal lenzolo bono de la fija da marità, el golfe da rammendà, li calzoni sgarrati da arcucì e l’erba de campo da sceje). Insomma quisto era. Taijaono e cucieno nun solo ‘nco le mano, ma anghi cò la bocca….spettegulaono a refedoppio. El pianerottolo era ‘n posto do te ‘ncontrai, t’ardunai su, chiacchierai e lavorai. Me pare de sta tulline proprio sto momento. Arvedo la Lella de Romuletto, l’Ada de Picche, l’Ettorina de Angeletto, l’Elina de Chicchinetto, l’Elina del Picchiotto, la Fenella de Angelo, la Chiarina del Sorce, la Rosetta de Giulio suo, la Gina de Mangiabene, la Lisetta de Lisandro, la Lina de Rossini, la Teresella anima santa de tutti, l’Anita de Longari, la Liliana de Mosconi… e vedo la zia mia, la Leontina, direttrice moderata de sto “Caffè Filosofico de via Firenzola” Arsento le voci, le chiacchiere, rivedo casa mia piena de gente e de allegria…. Mo m’allontano dal foco, sinnò me pija male e m’abbacchio popò. C’era ‘na volta Todi Bella, Todi Semplice, Todi Antica.. e c’era n’a volta pure el pianerottolo de casa mia.

 

CARA TODI TI SCRIVO (luglio 2018)
Cara Todi tu eri quella dei commercianti che andavano a lavorare a braccetto, degli artigiani che, di buon ora , si svegliavano ed aprivano le loro botteghe con chiavi enormi e toglievano i chiavistelli alle finestre, eri quella dei panni stesi ai balconi, quella che bastava bussare alla vicina se ti mancava un po’ di sale e ne uscivi con ogni ben di Dio, eri quella delle massaie canterine che , con i bigodini in testa ed il battipanni, andavano per vicoli a cercare noi potti…eri quella che quando si faceva il caffè ce n’era per tutti…..e la frutta dell’orto in estate si regalava ai vicini, eri quella con le chiavi sui portoni di casa, quella delle immense tavolate per i vicoli e le piazzette, dove chi partecipava portava n’socché. Eri quella delle lunghe passeggiate fatte a passi lenti canticchiando o parlando. Eri quella della Santa Messa in Cattedrale, nei giorni di precetto, dove si andava con il “vestito bono” e poi di corsa a comperare le paste da Biganti e due Bacetti Perugina da Nando. Eri quella del cinema al Teatro Comunale la domenica pomeriggio, appuntamento al solito posto..il negozio di Piero e della Tilde Caporali..bello, grande, profumato di mobili nuovi fatti a mano. Eri la Todi degli amici per sempre, dei grandi giuramenti, delle risate, delle sedute spiritiche, del “tutti per uno, uno per tutti”, dei primi amori, dei baci rubati sulla Rocca…del Greenish Club…della disco music, degli interminabili slowwwwwwwww, del muretto degli sgaggi dei PX, dei giri in due sul Garelli…dei club. Eri quella della pizza al pomodoro di Chinea, della pizza al rosmarino di Italo, dei coni gustosi di Sandro Pianegiani, delle sigarette della Bettina…Tu Todi eri questa e ci cullavi con la tua complicità. Eri una Todi laboriosa, affaccendata…mai frettolosa eri una Todi tutta da vivere. Questa Todi non c’è più…e mi manca e fa male…ma sono felice di averla vissuta…sì, perché noi, quelli della mia generazione, l’abbiamo vissuta così! Bonanotte potti!

UNA LETTERA A L BABBO (febbraio 2018)

Questa foto logorata dal tempo, profuma di te. Non ci crederai ma se chiudo gli occhi torno bambina. Sento l’aroma inconfondibile di quel luogo, odore di shampoo al miele e camomilla, di lacca, di brillantina Linetti, di dopobarba Mennen, della schiuma da barba fatta allora con “appositi tocchi” di sapone bianco candido; rivedo il contenitore d’alluminio dove tu, miscelandovi acqua calda la preparavi all’uso con mano veloce ed esperta.

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Rivedo i tuoi pennelli dalle setole lunghe e morbide, le tue macchinette che, ogni sera portavi a casa, smontavi, pulivi disinfettavi e le avvolgevi in un panno bianco, pronte per il giorno dopo….quante volte ti ho visto fare questi gesti! Ti rivedo mentre vai nel retro bottega” lì appesa ad un chiodo c’era una lunga striscia di cuoio nero… vi “arrotavi” i tuoi rasoi…a volte, per non perdere tempo inumidivi con acqua il palmo della mano sinistra e con la destra, rasoio in mano, velocemente, senza tagliarti, lo arrotavi all’interno della tua mano! Ero affascinata dai tuoi movimenti…tanto che un giorno ci ho provato anche io….momenti ci lascio il pollicione ed ho rimediato l’unico scappellotto dato da te! Entro nella tua bottega, le tende, color verde bottiglia piccano…di fronte a me il grande orologio a pendolo dal rintocco rumoroso, alla mia destra le tue poltrone, basamento bianco candido, rivestite di pelle blu, i poggiatesta corredati dalla carta rosa, che veniva da te cambiata all’avvicendarsi del cliente…giravi quella rotellina sulla destra; difronte ad esse due grandi specchi a parete, dirimpetto due “lavabi”, si signori proprio lavabi, bianchi candidi dalle manopole lucide color argento. Alla mia sinistra sei sedie di legno scuro ed un tavolino in noce, arte povera, dove immancabilmente erano presenti: il quotidiano del giorno, Oggi, la Domenica del Corriere, il giornale sportivo, Stop, la Cabala…varie ed eventuali. Infine il tuo retro bottega, un piccolo luogo magico pieno di profumi, di cotone, di bottigliette colorate di lozioni profumate, dei tuoi tagliacapelli bianchi, rosa, celesti e gialli, de tuoi asciugamani bianchi candidi stirati alla perfezione….e dove un Babbo Natale frettoloso nascondeva i suoi doni! – Il barbiere è un lavoro “pulito” da signore, vai in giacca e cravatta, deve esserci pulizia, bisogna avere buoni modi, avere mani leggere ed usare un pizzico di simpatia -. Questo dicevi tu. Eri innamorato del tuo mestiere e lo hai svolto per 75 anni…….e l’ultima barba l’hai fatta a te stesso…avevi 90anni! La foto è del 22 maggio 1946. Eri appena ventitreenne ed avevi realizzato il tuo sogno: una bottega tutta tua! Questo te lo devo papà buono!

tua figlia Tiziana

LA DISCOTECA DE NOIALTRI  (di Tiziana Sciaramenti)

E… mentre a Todi impazzava l’ascolto segreto di “je t’aime moi non plus” cantata dalla voce sensuale di Jane Birkin… andavano di moda i club privati… alias le “discoteche segrete de noialtri”. Trovato, anzi occupato bonariamente un fondo bellissimo in pietra con delle volte mozzafiato in una via segreta (ma non troppo) di Todi; un gruppo di amici e amiche si misero all’opera per l’allestimento dello stesso. Fu un lavorone… ma avendo a disposizione un futuro esperto di designer… un futuro geometra ed un futuro maestro del legno… tutto fu facile e l’effetto fu strepitoso!! Noi ragazze mettemmo a disposizione molto olio di gomito… ed un immancabile” tocco floreale​”.Un sedicente elettricista…nostro amico , mise a punto un fenomenale impianto di luci che andavano dal giallo paierino al verde mela e blu blu notte…ma siccome eravamo “potti risparmiosi, “per essere sincera i maschietti lo erano di più, (chissà perché?) non accendevamo mai o quasi mai…le luci! Era un club privato era il nostro piccolo regno aveva un nome…ascoltavamo musica slow molto slowwwwww. Ci trovavamo lì ogni pomeriggio o quasi e, tra musica, chiacchierate sul perché della vita…(mai fatti discorsi così seri in loco….ma fa scena) partite a carte, sedute spiritiche, balli, tanti balli e chicchere amorose.. varie ed eventuali…siamo cresciuti in allegria ed amicizia. Noi siamo diventati grandi, la casa ha cambiato proprietario…ma lì in quel bellissimo fondo con le volte mozzafiato…c’è rimasta un po’ della nostra allegria e complicità! Il Club venne inaugurato il 21 settembre 1974 ed ogni volta che, come oggi, mi trovo a passare lì…tornano i ricordi…ciao ragazzi!!!

 

IL CASTELLO DI CAMPI E IL NICCHIO DI TODI

21 Set

IL CASTELLO DI CAMPI E IL NICCHIO DI TODI
(da “I luoghi del silenzio” http://www.iluoghidelsilenzio.it/ )

 

Castello di Campi

Fu antico feudo della famiglia Leoni, com’è attualmente documentato dallo stemma posto sopra il portale d’ingresso. Il nome potrebbe derivare da un membro della famiglia, Campoleone, che con il passare del tempo, assunse la dizione di Campi di Leone. Nel 1313 Monaldo di Filippuccio dei Leoni divenne podestà di Fabriano. Alcuni membri della famiglia sono stati insigniti degli ordini cavallereschi di Santo Stefano (Trailo e Giacinto) e di Malta (Fortunato nel 1733). Il castello si trova nelle vicinanze di Casemasce, villa fondata nel 1470 da Mascio di Matteo di Acqualoreto. Nelle vicinanze venne scoperto nel 1512 un grande marmo, il Nicchio di Todi, oggi sistemato nella Città del Vaticano, cortile di Belvedere. Nel maggio del 1565, transitò per Campi Cipriano Piccolpasso, provveditore della Rocca di Perugia, incaricato dal 12 aprile di provvedere alla rilevazione delle città, dei castelli e delle rocche situate nella provincia di Perugia, raccogliendo una serie di informazioni sullo stato delle fortificazioni e degli armamenti; il 2 giugno giunse a Terni restandovi per circa 20 giorni. Posto lungo l’itinerario Pontecuti – Casemasce, svetta con l’alto cassero circondato da un poderoso muraglione di cinta a scarpata. All’interno si trova la secentesca chiesa di Santa Lucia affiancata da un piccolo campanile con arco a sesto acuto. Dai Leoni il castello passò ai Mazzocchi Alemanni. Il professor Nallo Mazzocchi Alemanni, noto studioso di economia agraria, lavorò per molto tempo a Palermo presso l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano. Attualmente è sede dell’azienda agricola Mazzocchi Alemanni Magdalena e Muzio.

 

Nicchio di Todi

Il Nicchio, un’edicola marmorea decorata in rilievo di età Giulio-Claudia, fu trovato nell’anno 1512 vicino al Tevere tra il castello di Pontecuti e il castello di Campi e fu portato a Todi approfittando dei carri che passavano da li con i carichi di pietra estratti a Titignano e che dovevano servire per la costruzione della Basilica della Madonna della Consolazione. I todini lo trasportarono li con l’intenzione di allocarvi li l’immagine della Madonna SS. Della Consolazione; decisero quindi di rasare le immagini profane che vi erano scolpite nelle tre facciate e vi fosse invece rappresentata una croce. Riconosciuto però angusto lo spazio e disapprovata l’idea dall’architetto Bramante che costruiva l’opera del Tempio, fu accantonato e portato in altra sede e successivamente trasportato nei Musei Vaticani dove ancora è visibile. Si suppone che il Nicchio fosse posizionato all’interno di un tempio lungo le sponde del Tevere e che avesse custodito in origine la statua del “Dio Tiberino“. Il Tempio si suppone fosse posizionato nella pianura del Tevere tra il castello di Campi, Pontecuti e Pian San Martino che però una violentissima piena del Tevere lo spazzò via, tant’è che ad avvalorare tale ipotesi c’è anche un piedistallo in marmo ( forse la base della statua) trovato sempre nei pressi del fiume vicino Baschi recante la scritta “D. TIBERINO SAC.”

Raimondo Fugnoli