SAN CASSIANO (carcere)

30 Set

 

 

SAN CASSIANO

Abblavio fu ‘n impavido guerriero
e Diocleziano, pe’ ‘sta dota fiera,
lo nominò proconzole. Lue, ch’era
un tudertino, a nome de l’impero,
guernò sul centritalia e donga Todi.
S’accanì coi cristiani in tutti i modi
e je tajò la testa a un’ottantina.
Nun fune certo un gran stinco de santo
e a Todi nun lassò manco un rimpianto,
anco pe’ via de ‘sta carnificina.
A Roma, assieme al nonno, stéa un fijetto,
che pei cristiani, ‘nvece, céa rispetto.
Tand’è che appena Abblavio annò al Creatore,
Cassiano, el fijo sua, ch’era ‘n prelato,
tornò ne’ la città dov’era nato.
Tradito da seguaci sinza onore,
fu carcerato drendo a ‘n cisternone,
pu marmenato a morte col bastone.
Quil serbatoro poi divennò chiesa,
e se conosce col nome cristiano
de “carcere” o de “chiesa San Cassiano”.
Va ditto, sinza boria e sinza offesa,
che la storia de Todi è affascinante:
e de città cusì n’ce stonno tante.
Jacopino Tudertino

 

San Cassiano (Don Mario Pericoli)

Fu introdotto nel Martirologio Romano al 13 agosto dal Baronio, sull’autorità di una leggendaria passione, proveniente dalla Chiesa tudertina. In questo documento, che non può essere anteriore al secolo VI, si narra che Cassiano, nipote del prefetto di Roma, Cromazio, aveva studiato diritto e medicina; durante la persecuzione di Diocleziano, ebbe in custodia il vescovo di Todi, Ponziano, per la cui influenza si convertì al cristianesimo. Il papa Marcellino lo inviò quale vescovo a Todi; messo in carcere, sebbene il fratello Venustiano ora lusingandolo, ora minacciandolo tentasse di farlo apostatare, Cassiano rimase fermo nella sua fede e lì morì il 13 agosto dell’anno 304.
Gli anacronismi, gli errori e le falsificazioni contenute in questa passio sono così evidenti che fanno ben a ragione dubitare dell’esistenza di un Cassiano, vescovo di Todi, che, d’altronde, è sconosciuto alle più antiche fonti tudertine. Inoltre, la coincidenza del dies natalis con quello di Cassiano di Imola e parecchi particolari della passio, derivati dal racconto di Prudenzio, inducono a pensare che Cassiano sia stato confuso col santo imolese venerato a Todi e in seguito creduto vescovo locale. Tuttavia, si racconta che nel 1301 il vescovo Nicolò Armato avrebbe trasferito il presunto corpo di Cassiano dal luogo del martirio alla chiesa di S. Fortunato, e lo avrebbe posto sotto l’altare maggiore. Ma, in seguito a dei lavori fatti a questo altare, nel 1596 il corpo fu nuovamente trasferito dal vescovo Angelo Cesi e, infine, nel 1923 il vescovo Luigi Zaffarami ne fece la solenne ricognizione. Dopo la prima traslazione, il capo fu conservato in un reliquiario a cassetta, coperto di lamine d’argento e adorno di immagini dorate del Crocifisso, della Vergine e di s. Giovanni Evangelista. Nella grande chiesa eretta alla fine del sec. XIII dai Frati Minori, fu dedicata a Cassiano una cappella fornita di arredi sacri.
Nell’oratorio dedicato a Cassiano, nel quale era stato sepolto anche il vescovo s. Fortunato, il 4 ottobre 1198 il papa Innocenzo III consacrava l’altare di s. Fortunato, mentre il cardinale di Porto dedicava quello di Cassiano. La tradizione indica la prigione del martire nell’interno di una cisterna romana sul colle della Rocca, che ancora oggi è aperta al culto. Ben distinta era la cappella dedicata a Cassiano; in un inventario dei sece. XIII-XV, a proposito della decorazione fatta eseguire con 180 libbre di denari cortonesi dalla famiglia Sardoli che ne aveva il patronato, si dice espressamente: “cappella est in ecclesia s. Fortunati et vocatur cappella s. Cassiani episcopi et martyris”. Il 16 giugno 1242, in quello stesso oratorio, Filippo, vescovo di Camerino, dedicò un altro altare in onore di Maria S.ma, di s. Illuminata e di altri santi con le rispettive reliquie, e il 5 ottobre 1263 il vescovo di Todi, Pietro Caetani, consacrò ancora un altro altare in onore di s. Francesco d’Assisi. Il nome di Cassiano figura nelle litanie approvate nel 1630 dal vescovo Ludovico Cenci.
Don Mario Pericoli
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