Archivio | marzo, 2019

LA LEGGENNA DE LA CASCATA DE LE MARMORE

21 Mar

 

LA LEGGENNA DE LE MARMORE

Inzù la rupa stava er pastorello
e scorze stesa ar sole ‘na ciumaca:
Nerina, bella e bionna de capello,
tant’è che lui d’amore se ‘mbriaca.
Velino fa la ronna, fa er baggeo,
ma lei arisponne sempre: “Marameo”.
Lui piagne e fiotta ma lei manco sente.
Tutto annicito allora chiede agliuto
ar dio Cupido ch’arrivasse urgente
pe’ stramutà in amore quer rifiuto.
Lei profidiosa e altera, co’ ‘no strido,
ardice none e fa incazzà Cupido.
Allora er dio, senza perché e percome,
la butta ingiù nell’acqua del torente.
Per questo er Nera adesso cià ‘sto nome.
Nerina è er fiume e va co’ la corente,
tra gnauli e pianti pe’ ‘sta malasorte,
giù pe’ la valle lungo vie distorte.
Ammalappena lui vene a sapello
sbotta in un pianto rotto e disperato.
Le lagrime divenneno un ruscello,
che da le mano umane viè aiutato,
inzino a fa’ un ber sarto, ‘na cascata,
che scapicolla giu pe’ la vallata.
Cascata de le Marmore se chiama,
indo’ el Velino zompa da la roccia
riempenno de vapori er panorama,
mistianno infinarmente, goccia a goccia,
Velino co’ Nerina. ‘Sta vicenna
ricconta de ‘st’amore la leggenna.
Pasquino da Todi XXIV II MMVI

 

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IL LAGO TIBERINO

13 Mar

 

 

LAGO TIBERINO

Due milioni di anni fa, nell’epoca chiamata Pleistocene, la valle umbra del Tevere era invasa da un vasto e profondo lago salato (punto massimo di mille metri). Gli studi effettuati, in particolare dall’Università di Perugia, imputano a questo invaso la conformità odierna del territorio umbro. Il lago era alimentato da molteplici ruscelli e fiumiciattoli che scendevano dai ripidi pendii degli Appennini. La sua conformazione ci viene rilevata da osservazioni satellitari che dimostrano quale essa fosse, osservando le attuali configurazioni del territorio dell’Umbria. Il lago Tiberino o dell’Umbria, come viene chiamato, iniziava nei pressi di San Sepolcro e proseguiva verso Città di Castello a Perugia. Poi deviava e si prolungava con un braccio verso Assisi, Foligno e Spoleto. Un altro braccio si riversava verso Marsciano e Todi fino ad Acquasparta, San Gemini e Terni. La cartina prodotta è un’attendibile sua collocazione e conformazione. Si presume sia scomparso circa 400.000 anni fa, quando il progressivo sfondamento del Tevere presso Todi, attraverso la gola del Forello, segnò la fine di questo antichissimo bacino, lasciando paludi ed acquitrini e disegnando il nuovo percorso del Tevere.

Li castelli de Todi: Mezzanelli

1 Mar

Da: “Todi e i suoi castelli” di Franco Mancini

Mezzanelli fu fondato circa il mille dai nobili Rapizzoni: appartenne alle terre Arnolfe. Il paese è situato in alto e domina il sottostante piano, su cui scorre la Naia (torrente che ha origine dai monti Martani, a occidente di Portaria e si getta nel Tevere presso Pontecuti, dopo un percorso di ventotto chilometri).Per lungo tempo il castello fu proprietà di un ramo della famiglia Baschi (i cui membri, peraltro, si distinsero con il nome di Conti di Mezzanelli): nel 1551 Torquato di Paride, conte di Baschi, vendette la metà di questo suo feudo a Isabella Liviani e a suo marito Gian Giacomo Cesi.
Panorama di Mezzanelli
Demolito a più riprese nel 1447 e nel 1451 dal Comune di Todi e da quello di Spoleto, Mezzanelli venne poco dopo (1467) riedificato a spese dei suoi abitanti. Ma l’anno 1500 fu nuovamente assalito e distrutto dalle truppe di papa Alessandro VI, che avevano conquistato Acquasparta. La chiesa parrocchiale di San Filippo e Giacomo, come del resto le diroccate mura, non presenta particolari degni di rilievo.

 

Mezzanelli – Il castello