Archivio | luglio, 2019

La fossa degli impiccati

11 Lug

 

LA FOSSA DEGLI IMPICCATI

Un piccolo cortile, dietro un cancelletto, è il sagrato della chiesa di Santo Stefano. Edificio romanico della fine del XV secolo, poco fuori di Porta Fratta, fu riportato al primitivo stato con un restauro del 1931. Il fabbricato adiacente alla chiesa, prima di divenire, nel 1470, la casa di un eremita, fu sede di uno dei tanti ospedali del territorio. A destra del cortile c’è un locale a due vani e sul pavimento una fossa sigillata da una grossa pietra. Era chiamata “la fossa degli impiccati”.

I frati Confratelli della Carità prelevavano i cadaveri dopo il supplizio e li gettavano nella capace buca. Riporta un articolo di Manlio Mantilacci, apparso nel 1941 sul mensile “Il Risveglio”, alcuni nomi dei maggiori esponenti della malavita del contado tuderte che dopo esser stati giustiziati vi trovarono sepoltura, come: Andrea della Gatta, Donna Betta di Ceccaccio, Simone di Giovanni, Bino della Zampa, Francesco di Filippo. La fossa degli impiccati accolse le salme di rapinatori, ladri, femmine di malaffare, imputati di maleficio e sgualdrine. Allora c’era la certezza della pena (fin troppa) e non venivano concessi tre gradi di giudizio.

Annunci