Archivio | novembre, 2019

FONTE SCANNABECCO O SCARNABECCO?

27 Nov

FONTE SCANNABECCO O SCARNABECCO?

Nel 1241 fu podestà di Todi Messer Scarnabecco dei Fagnani, rampollo dell’illustre famiglia bolognese Scarnabecchi. Il cognome è controverso dato che, nel tempo, la Fonte, da lui fatta costruire nel periodo della sua reggenza della città, è stata chiamata: Scarnabecco, Scannabecco e addirittura, come si evince da questa vecchia cartolina, Cornabecchi. Oggi insiste una targa che la denomina Scarnabecco, così come, d’altra parte, si leggeva in una iscrizione posta sulla sua facciata:
“Anno Domini MCCXLI. Fontem istum fecit fieri nobilis et potens vir Scarnabbeccus de Fagnanis a Bolonia, honorabilis potestas civitatis tudertinae. Tempora domini nostri papae Gregorii IX, mense mai.”
“Nell’anno 1241, il fiero, nobile e potente uomo Scarnabecco dei Fagnani di Bologna, onorabile podestà della città tudertina, fece costruire questa fonte. Era il tempo del papato di Gregorio IX, nel mese di maggio.”

Nel 1275, nel rispetto dello statuto, redatto al tempo di Gregorio X, il podestà del momento convocò tutti i muratori della Città e con essi programmò e realizzò l’opera di individuazione di sorgenti di acqua per convogliarle verso la fonte. I possessori dei terreni, sui quali si realizzarono le condutture, non potettero opporsi ai lavori, se non sottostando alla pena di un esborso di cento soldi.

L’ANTOLOGIA TUDERTE: “Quanno el calmajo è el còre” (Fausto Maria Mantilacci)

19 Nov

 

 

 

Guglielmo Mantilacci

IL FERRO DA STIRO

Ricordo la sartoria (così la chiamavamo) con le porte verdi che quando tirava il vento sembrava di andare in Vespa! Ricordo che all’apertura e alla chiusura papà applicata degli sportelloni in legno a protezione dei vetri e di eventuali malintenzionati (non rubava nessuno perché ci si conosceva tutti e gente da fuori non ne veniva). Ricordo i forbicioni pesantissimi indispensabili per tagliare perfettamente quello che sarebbe diventato un vestito con la cimosa stampata Ermenegildo Zegna perché papà Guglielmo fece il corso a Milano proprio da Zegna per prendere l’attestato delle Sartotecnica che lui teneva appeso al muro come un laureato fa con la sua laurea. Ricordo i gessi grigi quadrati da affilare bene perché se lasciavano il segno leggero si potevano correggere! Ricordo tutto come fossi ora lì con lui per bearmi della sua presenza altrimenti rubata al lavoro. Ricordo gli amici che passavano a salutarlo e le risatine provocate da battute che alla mia età non ero in grado di capire. Concludo nella piacevole certezza di ricordare tutto alla perfezione.

La storia, se così vogliamo chiamarla, della giornata di papà iniziava la sera prima di andare a letto.

Va detto che per stirare occorreva un ferro pesante e ben caldo perché non era concesso il minimo errore pena rifare ex novo il pezzo stirato male.

Ricordo il ferro enorme in ghisa usato da lui. La sera si copriva la brace con la cenere contenuta nella stufa di coccio fatta dai Fratelli Lupatelli. La mattina al sorgere del sole si passava la poca brace dalla stufa al ferro aggiungendo carbonella speciale. Il vento o la neve o la pioggia cercavano di provocare qualche parolaccia, ma così era. Il ferro veniva lasciato fuori sulla via quasi a riscaldare la casa di Jacopone, ma sempre controllata affinché la carbonella diventasse brace. Sembra poca cosa ma era motivo di apprensione per papà unico autorizzato a stirare.

Nella vita nulla resta invariato e presto Migliorini propose a papà un ferro elettrico che lui andò a vedere quando per andare a far spesa sotto i Voltoni, passava a salutare Giovenali che stava davanti a Migliorini. Il problema era di due tipi: primo il prezzo è secondo la leggerezza rispetto al vecchio in ghisa. Mesi di parlare in famiglia tra i miei genitori ma alla fine Migliorini convinse il sarto che il calore prodotto dal leggero utensile elettrico avrebbe diminuito il peso.

La decisione fu presa ma mio padre continuò a portare il ferro per molto tempo e credo anche che sperasse in un guasto del marchingegno che non pesava quasi niente ma stirava perfettamente i tessuti di Zegna.

Che tenerezza papà. ….vederti sorridere la prime volte che lo usavi ancora mi commuove! Grazie per i tuoi sorrisi mentre stiravi.

Fausto Maria Mantilacci

ANNIBALE BRUGNOLI

11 Nov

sipario-del-teatro-comunale

Annibale Brugnoli, pittore perugino, nacque nel febbraio 1843 e morì in dicembre del 1915. Egli fu allievo di Silvestro Valeri e frequentò l’Accademia di Belle Arti di Perugia. Dopo l’accademia fece esperienza a Napoli e si avviò al realismo sotto l’insegnamento di Domenico Morelli. Si specializzò quindi nelle arti decorative, acquistando notorietà come uno dei più bravi decoratori della Roma umbertina. Partecipò con un ottimo successo all’Esposizione di Parigi nel 1878 e il suo apprezzamento fu ascendente da parte di committenti, tanto che gli fu affidato il lavoro di decorazione del Teatro Lirico di Milano e della Sala d’Aspetto Reale della Stazione Termini. Altra commessa che portò a termine fu la decorazione del Teatro Costanzi di Roma. A Perugia ha lasciato egregi affreschi a Palazzo Cesaroni, Palazzo Graziani e Villino Fani. Nel 1913, ad Ussita, decorò gli interni della cappella neogotica dell’Asilo Orfanotrofio e Scuola di Lavoro “Francesco Arsini”.
Il Brugnoli onorò della sua arte la nostra Città dipingendo il meraviglioso sipario del Teatro Comunale, dove è raffigura la visita a Todi di Ludovico Ariosto avvenuta nel 1530. Un capolavoro