L’ANTOLOGIA TUDERTE: “Quanno el calmajo è el còre” (Fausto Maria Mantilacci)

19 Nov

 

 

 

Guglielmo Mantilacci

IL FERRO DA STIRO

Ricordo la sartoria (così la chiamavamo) con le porte verdi che quando tirava il vento sembrava di andare in Vespa! Ricordo che all’apertura e alla chiusura papà applicata degli sportelloni in legno a protezione dei vetri e di eventuali malintenzionati (non rubava nessuno perché ci si conosceva tutti e gente da fuori non ne veniva). Ricordo i forbicioni pesantissimi indispensabili per tagliare perfettamente quello che sarebbe diventato un vestito con la cimosa stampata Ermenegildo Zegna perché papà Guglielmo fece il corso a Milano proprio da Zegna per prendere l’attestato delle Sartotecnica che lui teneva appeso al muro come un laureato fa con la sua laurea. Ricordo i gessi grigi quadrati da affilare bene perché se lasciavano il segno leggero si potevano correggere! Ricordo tutto come fossi ora lì con lui per bearmi della sua presenza altrimenti rubata al lavoro. Ricordo gli amici che passavano a salutarlo e le risatine provocate da battute che alla mia età non ero in grado di capire. Concludo nella piacevole certezza di ricordare tutto alla perfezione.

La storia, se così vogliamo chiamarla, della giornata di papà iniziava la sera prima di andare a letto.

Va detto che per stirare occorreva un ferro pesante e ben caldo perché non era concesso il minimo errore pena rifare ex novo il pezzo stirato male.

Ricordo il ferro enorme in ghisa usato da lui. La sera si copriva la brace con la cenere contenuta nella stufa di coccio fatta dai Fratelli Lupatelli. La mattina al sorgere del sole si passava la poca brace dalla stufa al ferro aggiungendo carbonella speciale. Il vento o la neve o la pioggia cercavano di provocare qualche parolaccia, ma così era. Il ferro veniva lasciato fuori sulla via quasi a riscaldare la casa di Jacopone, ma sempre controllata affinché la carbonella diventasse brace. Sembra poca cosa ma era motivo di apprensione per papà unico autorizzato a stirare.

Nella vita nulla resta invariato e presto Migliorini propose a papà un ferro elettrico che lui andò a vedere quando per andare a far spesa sotto i Voltoni, passava a salutare Giovenali che stava davanti a Migliorini. Il problema era di due tipi: primo il prezzo è secondo la leggerezza rispetto al vecchio in ghisa. Mesi di parlare in famiglia tra i miei genitori ma alla fine Migliorini convinse il sarto che il calore prodotto dal leggero utensile elettrico avrebbe diminuito il peso.

La decisione fu presa ma mio padre continuò a portare il ferro per molto tempo e credo anche che sperasse in un guasto del marchingegno che non pesava quasi niente ma stirava perfettamente i tessuti di Zegna.

Che tenerezza papà. ….vederti sorridere la prime volte che lo usavi ancora mi commuove! Grazie per i tuoi sorrisi mentre stiravi.

Fausto Maria Mantilacci

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