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Maria Mortaro: Todi dal suo pirografo

11 Apr
Maria 13
I Giardinetti

Maria 12
Santa Maria della Consolazione

Maria 11
Panorama

Maria 10
Viale di Montecristo

Maria 8

Il putto e il Tempio

 

Maria 5

Via Mazzini

Maria 4

I palazzi di Piazza

Maria 3

Viale Menecali

Maria Mortaro (Palazzo del Popolo olio su legno)

Piazza Grande

Maria Mortaro (Palazzi Comunali)

Palazzi del Capitano e del Popolo

Maria Mortaro (la Consolazione)

La Consolazione

Maria Mortaro 1

La Cattedrale

Maria Mortaro 2

Consolazione

Maria Mortaro

San Fortunato

Panorama di Maria Mortaro

Panorama

Stemma di Todi di Maria Mortaro

Stemma di Todi

Piazza Grande di Maria Mortaro

Piazza Grande

Maria 6

I cavalli e il Tempio
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Li castelli de Todi: Villa San Faustino

3 Apr

Abbazia di San Faustino

VILLA SAN FAUSTINO (da “Todi e i suoi castelli di Franco Mancini”)
Popolazione: 205 nel 1808; 558 nel 1951
Non molto distante da quello che fu detto il Vicus Martis, questa venne anche chiamata Villa Marciana: ad un Giulio Marciano è, infatti, dedicata l’scrizione della famosa pietra riportata sul fronte della Chiesa di San Faustino. La gens Marciana apparteneva alla “splendidissima colonia” di Todi e i suoi componenti ricoprirono importanti cariche pubbliche: da essa sarebbe disceso lo stesso San Faustino, sacerdote cristiano ed angelico consolatore del vescovo Felice, prigioniero dei gentili.
Durante i secoli di mezzo Villa San Faustino fu trasformata in castello. La chiesa abbaziale, un po’ fuori delle mura, appartenne fino al 1100 ai monaci benedettini; poi fu ridotta a collegiata di preti regolari; nel suo plebato erano comunque incluse varie chiese, tra cui quelle di Valle Longa, Raggio, Mezzanelli, Montignano, Cantalupi, Configni.
La facciata di stile lombardo, si eleva sopra un basamento di grossi blocchi di travertino, appartenenti a un precedente tempio romano; l’abside risale al sec. XIII. Nell’interno è notevole la pietra sepolcrale con iscrizione commemorante Paolo dei nobili di Ponte, i quali ebbero giurisdizione su Villa San Faustino. Da poco ricostruito il grazioso campanile romanico.
La Villa fu anche soggetta alla signoria dei conti di Monticastri, cui apparteneva (sec. XV-XVI) il castello omonimo, ora diroccato, posto al di là del torrente Naia, poco lontano dalla Via Flaminia. Gli ultimi Monticastri ebbero pure, nel 1319 il patronato della Chiesa di San Faustino, di cui (unitamente alla famiglia Pontani) eleggevano l’abate.
Più tardi (sec. XVII-XIX) i nobili Accursi di Todi furono i proprietari della notissima sorgente di acqua minerale che scaturisce sulla sponda destra della Naia. Nel 1864 un colono del conte Aquilio Accursi, rinvenne, in località Fontana Martini, una statuetta di Venere anadiomene, alta 30 cm. e dal peso di 8 Kg. L’Accursi cedette il pregevole bronzo al Cardinale Giacomo Antonelli, verso il quale era debitore di alcune migliaia di scudi.
Degni di memoria sono (nei dintorni più o meno immediati di Villa San Faustino) il lago di Casigliano (da tempo prosciugato), la catacomba cristiana (ampiamente vitata altrove), il bellissimo ponte romano di Fondaglia, che sormonta con un arco a tutto sesto l’antica via Flaminia, restaurata successivamente da Augusto e da Adriano.

Acqua minerale san-faustino-old

Stabilimento fonte acqua minerale

 

LaghettoNaturaleAcqueTermali
Laghetto naturale acque termali

 

Villa San Faustino (Ponte Fonnaia)
Ponte Fonnaja

 

Catacomba

Catacomba cristiana

 

Villa San Faustino

Villa Sa Faustino

 

 

Fontanelle di Sant’Arcangelo

2 Apr

LE FONTANELLE DI SANT’ARCANGELO

Incisa su una pietra c’è una data: 1201 ed è quella della loro edificazione. Le Fontanelle di Sant’Arcangelo si trovano appena fuori Portafratta, all’inizio di una scoscesa stradina che conduce al torrente Naia. Esse prendono il nome da un antico convento di francescani ma vengono, ancor oggi, chiamate “ la Fontana di Sant’Arcangelo” o “la Fontana del Riccio”, con riferimento al soprannome di un contadino che aveva la casa attaccata alle fontanelle. Erano anche dette “Fontane Lunghe”. Oltre all’attingimento dell’acqua per uso domestico, serviva alle donne come lavatoio e assolvevano al compito di abbeveraggio degli animali da lavoro e da soma. Nel convento di Sant’Arcangelo, misero ed umile, viveva una comunità di frati francescani che conduceva un’esistenza povera e fatta di rinunce. Nel 1254 si decise di trasferirli a San Fortunato, convento tenuto dai monaci Vallombrosani, molto meno umili e arroganti e superbi. Questi monaci, furono mandati, in un primo momento, al convento delle Fontanelle al posto dei francescani e poi, per volere di Papa Bonifacio VIII, ne vennero cacciati. Tanta era la loro alterigia che si opposero duramente, persino con le armi, alla milizia comunale. Quale viandante, percorrendo quella strada, non si è fermato per bere un sorso d’acqua fresca dal “pisciarello” della fontanella? La fontana è stata da sempre motivo di controversie giudiziarie per l’uso e per rivendicazioni della proprietà. Interessante è quanto scrive sulle “Fontane Lunghe” Massimo Rocchi Bilancini nel suo libro “L’ACQUA DEI CASTELLI”, dove sono riportate documentazioni dettagliate su queste vicende.

 

1890

 

2014

2017

2017

 

fontana-di-santarcangelo-si

 

LEONI (Rocca) nel tempo

19 Mar
1930

1947

1948 (Elio Bertoldi)

1967 (Giuseppe e Tiziana Sciaramenti)

2015

2016

 

  1. 2016 l leone e il cane
  2. 2016 (Il leone e il cane)

2016 (Daniele Caporali)

2017

Rav Patalini

 

FRANCO MANCINI

13 Mar

 

FRANCO MANCINI

 

Il professor Franco Mancini, nato ad Agello, non era originario di Todi ma amò così tanto la Città che è considerato un tuderte di tutto rispetto. Dopo tanti anni lo tradiva, simpaticamente, ancora quella cadenza dell’accento perugino. Chi l’ha conosciuto lo ricorda con stima e affetto. È stato titolare di lingua e letteratura italiana all’Università di Perugia e apprezzato poeta e prosatore. Il suo libro “Todi e i suoi castelli” è un’opera storica per la quale noi todini dobbiamo gratitudine a Franco Mancini, Nella prefazione del libro dice: “…. la poca o nessuna conoscenza che i giovani (studenti o no) posseggono della patria, nella quale son nati è grave lacuna, invero, è pericolosa insidia alla loro sensibilità di uomini e di cittadini.”.
Grazie per aver amato e onorato la nostra Todi. I tuderti ti tengono nella memoria e nel cuore.
Jacopino Tudertino

ALTOBELLO E LA SPARVIERA

26 Gen

ALTOBELLO E LA SPARVIERA

ACQUASPARTA – 1945
Nel 1494, l’esercito francese di Carlo VIII invase l’Italia. Le discordie tra italiani gli resero facile l’occupazione dei nostri territori che avvenne senza molti spargimenti di sangue, tanto fu debole l’opposizione alla sua avanzata. I ghibellini tuderti, guidati dai Chiaravalle, accolsero con favore il trionfatore e forti del suo appoggio cominciarono a compiere scorribande nel contado, occupando ville e castelli che da tempo erano nelle loro bramosie. Trascorse un solo anno poi, il popolo italiano costrinse Carlo VIII a fuggire precipitosamente di là delle Alpi. In quel periodo Todi era colpita da una grave pestilenza e i Chiaravalle, sfruttando questa tragica situazione, guidati da Altobello, occuparono di notte la Rocca con la complicità del vescovo governatore. I guelfi furono cacciati da Todi e vi rimasero per molti mesi, fino a quando il popolo, stremato dalla peste e dagli assedi, li richiamò in città cacciando Altobello e i suoi scherani. Troppo poco era durata la supremazia dei ghibellini, tanto quanto era durato il dominio francese di Carlo VIII. Cacciato da Todi Altobello da Canale (così chiamato dal nome di un suo castello), assieme al cugino Girolomo, condusse per ritorsione le sue soldataglie contro Acquasparta, che era una roccaforte dei guelfi todini. L’attacco, imprevisto e furioso ebbe successo e i ghibellini, entrati in Acquasparta, seminarono terrore e morte, uccidendo impietosamente molte donne e bambini. I guelfi tudertini si rivolsero a Lucrezia Borgia, allora governatrice di Spoleto, chiedendole aiuto. Gli ambasciatori di Todi convinsero la Borgia che fece allestire un esercito, guidato da un commissario pontificio, che si diresse prontamente verso Acquasparta. Era il 6 agosto del 1500 quando l’esercito, con a capo valenti capitani (Paolo e Fabio Orsino, Giampaolo Baglioni e Vitellozzo Vitelli) liberò la città dal dominio crudele di Altobello Chiaravalle. Dieci ore di bombardamenti, con artiglieria di tipo francese, bastarono per mettere in fuga i ghibellini. Altobello tentò di salvarsi nascondendosi in una cascina ma fu scoperto e riconosciuto da un soldato. Accorsero dei cittadini acquaspartani che, colmi di odio per i soprusi subiti, lo malmenarono fino alla morte e ne straziarono il corpo, facendolo letteralmente in pezzi. Si raccontava che una vecchia mangiò il suo cuore sanguinante e che per tale atroce azione fu poi chiamata la Sparviera.

Ilci nel tempo

19 Gen

1927 Lavori sul campanile
.

1953 La strada per Pantalla

1960 circa

2017

La porta

Dentro il paese

Chiesa della Madonna della Visitazione

Il campanile di San Giovanni Evangelista

Panorama

Ilci e la strada bianca