BORGO nel tempo

4 Ago

1892

 

1895

 

1909

 

1920

 

1926

 

1930

 

1947

 

1949 Via Fiorenzuola

1949 – Via Fiorenzuola

 

1950 Borgo

1950

 

1958 Santa prassede (Corpus Domini)

1958

 

1960 Borgo (1960 circa)

1960

 

1960 Borgo nel 1960

1961

 

1962 Via Fiorenzuola

1962 – Pottarella in via Fiorenzuola

 

1964 Piazzetta Sant'Eligio (Bertini Paolo, Ernesto Pini, Picchiotti Massimo)

1964 – Piazzetta Sant’Eligio

 

2017 abside

2017

 

2017 76

2018

 

Borgo (Largo Sant'Angelo)

Largo SantAngelo

 

Borgo bn

 

Borgo Nuovo (Le fontane coperte)

Fontane coperte

 

Borgo Nuovo

Borgo

Casa Menecali 1

Casa natale di Menecali

 

Porta Perugina con il viale di Montecristo

Porta Perugina

 

Porta Perugina t

Porta Perugina

 

Processione San Filippo

Processione di San Filippo

 

 

 

 

EMERITI OMINI E EMERITE DONNE TUDERTI, MASTRI/E DE MISTIERE, DA RICORDÀ

2 Ago

La momoria va stimolata perché è el diario de la nostra storia

 


BARBIERI – Albertano Alcini e Odisseo Jannacci

 

BRECCIAROLO – Erminio Romualdi

 

FALIGNAME RESTAURATORE – ERnesto Zoccoli

 

FARMACISTA – Milena Resta

 

FARMACISTA – Maria Tabarrini

FIORAIA Piccini Burioli Anna

FIORAJA – Anna Burioli

 

FORNARO – Alberto Chinea

 

FUNARO – Nazareno Alessandrelli

 

Pierino

GUARDIA COMMUNALE – Piero Provenzani detto Pierino

 

GUARDIANO DEL TEATRO – Lorenzo Ranacchia

 

IMBIANGHINO – Angelo Rossi

 

INFERMIERA FERRISTA – Anna Fornetti

 

LEVADRICE – Elide Pieroni

 

MANISCALLO – Federico Sistoni

 

MURATORE – Giacomo Marchetti detto el Moro

 

NOLEGGIATORE già TORNITORE – Daniele Tomassini

 

ORAFO – Domenico Bernardini detto Memetto

 

PARRUCCHJERA – Anna Antonini


PROFESSORESSA DE LATINO – Asalgisa Tascio

 

SALDATORE – Augusto Canali

 

SARTA – Clara Ranucci

 

SARTO – Guglieilmo Mantilacci

 

ALFONSO bianchi

STAGNINO LATTONIERE – Alfonso Bianchi

 

SARTO – Dario Gabusi

 

SCARPELLINO – Novellino Mariani

 

SELLARO – Costantino Cricco

 

SENZALE – Utizio Pieroni

 

TIPOCRAFO e Vicesinnico de Todi – Udriade Bianchi

L’ARCHEOLOGO DEI SOGNI e le sue rime

27 Apr

 

 

IL POZZO

Secchi di gocce lungo le scale
Braccia pesanti che fanno male
Foschi ricordi di un fare lontano
Quando il lavoro segnava la mano
Ora ti osservo mio pozzo solcato
Tutte le corde che hanno segnato
Per lunghi anni sudato sudore
Attinger l’acqua tirare per ore
E ora che in te si specchia la luna
Getto un soldino e spero…
Fortuna ..

 

 

SIAMO UMBRI

Lungo le sponde del fiume dorato
Scende giù Sciarra l’illuminato
Corre in aiuto di povera gente
Garzon di terra che vive di niente
Ora quei tempi io vi rammento
Correva circa l’anno 300
Il popolo umbro era schiacciato
Dal longobardo vile soldato
Così che Sciarra quella mattina
pregna di sangue fredda di brina
Scese possente, gigante fiero
Inalberato sul suo destriero
Porta con se gente natia
Un incredibile cavalleria
Tutti ragazzi pronti a pugnare
Ma al longobardo non sottostare
E fu’ nel mentre ,come bufera
Dal cielo un aquila enorme e nera
Segno divino colpi’ il longobardo
Fuggito tosto , con fare vigliacco
Siena e Viterbo erano salvi
Riconoscenti mai troppo tardi
Ed oggi sul muro dei prodi priori
Il nostro stemma fa’ mostra li’ fuori
Aquila bella becco dorato
Che quelle genti un di’ ci ha donato
E ci ricorda che popolo siamo
Anche se a volte non rammentiamo
Il cuore impavido che in petto batte
Fa’ cenci al mondo spalanca le porte
E se qualcuno per caso .. disturbi..
Gli ricordiamo … siam noi ..,
Siamo UMBRI..

 

 

ARIA DI FESTA

Nebbie fitte del mattino
Legna e fuoco nel camino
Aria fredda nella mente
E coprirsi è conveniente
Pranzi caldi al focolare
Cose buone da mangiare
Di profumi di ricordi
E di splendidi tramonti
Scorre lungo le stradine
Il ricordo delle brine
Del profumo le ginestre
I vestiti per le feste
I mercati del rione
Sempre pieni di persone
Luoghi sempre tanto amati
Desideri ritrovati
Ogni volta poi andar via
Era sempre un’agonia
Mi domando e nella testa
Questa cosa ancora resta
Cosa lega poi un bambino
ad un luogo a lui vicino?
Forse solo quel sentire ,
Delle fronde lo stornire
L’ Aria buona nei polmoni
O l’arrosto dei piccioni ?
Scherzo , rido, canto e ballo
Quando riesco a ritrovarlo
Quel paese benedetto,
Che per sempre porto in petto.

LE CATENE IN PIAZZA GRANDE

18 Apr

Disegno di Bartolini

 

LE CATENE IN PIAZZA GRANDE

Fino al 1337 le vie che conducevano in Piazza Grande erano sbarrate da catene che avevano il compito di intralciare possibili inruzioni di malintenzionati a cavallo, eventi che accadevano spesso con scaramucce tra fazioni in contrapposizione. Fu in quell’anno che si tolsero e se prima potevano anche essere una divisione tra l’area di spettanza ai nobili e quella riservata al popolo, quest’evento volle eliminare, come si disse, un segno di servitù. Però si rafforzò l’attenzione affinché la Platea Comunis non fosse teatro di crimini e malefatte e si appesantirono le sanzioni per chi commettesse atti contrari al rispetto della legge, così che, lo stesso crimine compiuto nell’area della Piazza Grande, era soggetto ad aggravanti nell’attribuire la pena.

PIAZZA GARIBALDI

17 Apr

 

PIAZZA GARIBALDI

Nel tempo fu chiamata Piazza Piccola, Piazza San Giovanni, Piazza del Comune, Piazzetta, Piazza Nuova. Non era ampia così come si presenta oggi, poiché dalla parte della odierna balaustra insisteva la chiesa di San Giovanni e Paolo che occupava quasi mezza aerea dell’intera piazza. Detta chiesa, trascurata e minacciante rovina fu in parte demolita dai ghibellini nel 1261, atto palesamente ostile nei confronti del priore e dei canonoci guelfi. Nel 1298 fu rasa al suolo per ordine di Bonifacio VIII ed è in quell’occasione che prese il nome di Piazza Nuova. Nel luglio del 1555 si incaricò un tale Giambattista, detto Borgnaccia, di vigilare sul decoro della piazza e sull’andamento del mercato che in essa si teneva. È nell’anno 1882 che il Comune deliberò di dare il nome di Giuseppe Garibaldi ad una via o piazza della città e, poiché in seguito si decise di erigerci il monumento, da quel momento prese il nome di Piazza Garibaldi. Tempi addietro ci fu chi era propenso ad uno spostamento del monumento presso i Giardinetti (Giardini Oberdan) e se fosse avvenuto la piazza avrebbe cambiato nuovamente nome. Non se ne  fece nulla e Piazza Garibaldi è restata col suo toponimo, con il vanto di essere stata centro sociale, culturale e commerciale di Todi.

 

1890 – Inaugurazione monumento a Garibaldi

PIAZZA GRANDE (di Giuseppe Fifi)

13 Apr

AVVENIMENDI DE JERI IN CITTÀ (Fojo uno)

26 Feb

2 gennaro 1862 – Fune fonnata la Società del Mutuo Soccorso tra artiggiani e operaji. Li promotori funno: Angelo Angelini, Adriano Antonini, Paolo Leli, Girolamo Dominici e Bonaventura Umani.

13 gennaro 1885 – Nascette la Società di Tiro a segno nazionale pe’ opra de: Paolo Leli, Vittorio Ciampini e Primo Giazzi.

21 gennaro 1894 – Fune inaugurata la Mostra Mandamentale Agricola-Industriale-Artistica ‘ntel novo palazzo de la Congregazzione, già spedale de Sanda Catirina. La mostra durò fino al 5 de febbraro.

23 gennaro 1638 – Fijo de un modesto falegname nascette l’architetto Francesco Sforzini. ‘Ntel 1676 ricostruì il Teatro Stabile dei Signori. Alla sua inagurazzione del 1678 fu data un’opera dòe funzionarono diciassette macchine teatrali, tutte ‘nvendate dallo Sforzini.

28 gennaro 1923 – Furno terminati i laòri de la costruzzione de la scalea de San Fortunato, opra disegnata da l’architetto Cesare Bazzani.

1 febbraro 1498 – El commune de Todi mannò messer Gianfabrizio degli Atti a conzegnà ta Bartolomeo D’Alviano, comme regalo de nozze de la città de Todi, due coppe d’argendo con lo stemma cittadino.

6 febbraro 1901 – Furno terminati i laòri de ricopertura col piommo de le cupole del Tempio della Consolazione e de andri restauri, sotto la dirizzione de l’ingegnere Agostino Lami.

 

LA LEGGENDA DI TODI SECONDO MARCUS TERENTIUS VARRO (nato 116 a.C. – morto 27 a.C.)

6 Feb

LA LEGGENDA DI TODI SECONDO MARCUS TERENTIUS VARRO (nato 116 a.C. – morto 27 a.C.)

Porsenna, fratello del re di Chiusi, cacciato e fuggitivo giunse presso la località chiamata Collemezzo. Mentre i suoi uomini erano intenti a segnare la cinta delle mura della città che voleva fondare, un’aquila ghermì un telo del cantiere e volò imperiosa verso un alto monte, lasciandolo poi cadere sulla sua cima. Come segno di protezione, Porsenna vide l’aquila che inseguiva e uccideva altri rapaci, cacciandoli dal cielo che sovrastava il monte. Egli interpretò questi eventi come buoni auspici per una città protetta dai numi e forte nell’arte della guerra e decise di costruire lì le prime fondamenta delle mura e, insieme ai suoi pochi seguaci eresse un’altissima Rocca ed il monte fu chiamato Aventino, dal latino “adventare” (giungere). La fertilità del territorio circostante favorì lo sviluppo demografico, tanto che in poco tempo gli abitanti divennero oltre diecimila. L’abitato aveva bisogno di un nome e allora Porsenna nominò cinquanta senatori che dovevano, dopo aver invocato gli dei per un propizio segnale, decidere quale nome dare alla nuova città. Trascorsero quindici giorni senza che i senatori ricevessero un segnale divino, tanto che presero la decisione di tornare a Collemezzo. Giunti presso un crocicchio nel bosco, uno dei senatori più venerabile esclamò: “Dove stiamo andando? Invochiamo nuovamente i numi affinché si ricordino do noi”. Appena pronunciate queste parole uno stormo di todi, nobili uccelli, comparve volando quasi a sfiorare le teste dei senatori. Accolto l’auspicio ritornarono verso l’Aventino e dopo questo evento la città fu chiamata Toderizia e gli abitanti vissero pacificamente, moltiplicandosi, per oltre venti lustri.

I CACCIATORI DEL TEVERE

24 Gen

CACCIATORI DEL TEVERE

 

I CACCIATORI DEL TEVERE

Il 22 di settembre del 1860 la Commissione municipale al governo della Città, con a capo il gonfaloniere Girolamo Dominici, coadiuvato da Cesare Paparini, Luigi Tenneroni, Vincenzo Luzi ed altri emeriti cittadini, riunitasi a palazzo, emesse un comunicato con il quale informava i tuderti che gli stranieri (straniere masnade) erano stati cacciati e dunque Todi era parte integrante dell’Italia redenta. Determinante fu l’azione dei Cacciatori del Tevere, un gruppo di volontari umbri e toscani che affiancò l’esercito Sabaudo nella liberazione di Todi e dell’Umbria. A capo di questi eroici uomini che scrissero una pagina luminosa nella storia per la lotta per l’indipendenza e l’unità d’Italia, c’era l’assisano colonnello Luigi Masi. I Cacciatori del Tevere, in pochi giorni conquistarono Orvieto, Bagnoregio, Montefiascone, Viterbo, la Teverina, Amelia, Magliano Sabina, Civita Castellana, Tuscania, Tarquinia e altre località della Tuscia, fino a Fiano Romano. Il cinque di novembre si svolse il plebiscito con il quale, quasi all’unanimità, gli aventi diritto al voto, sancirono l’annessione del territorio umbro, del quale Todi faceva parte, al Regno d’Italia. Pochi giorni dopo l’esito del plebiscito, Todi ricevette la visita del Commissario del Re ed in quella occasione ci furono grandi festeggiamenti. Girolamo Dominici, di fatto, fu il primo sindaco tuderte appena dopo l’unificazione dell’Italia.

LA FONTANA DEI ROGNOSI (di Benedetta Tintillini)

17 Dic

LA FONTANA DEI ROGNOSI

Grazie all’Associazione Toward Sky che l’ha individuata nel 2014, Todi si riappropria dell’antichissima Fontana dei Rognosi, o di Summuro, di cui si era persa totalmente memoria.
Grazie ad una corposa serie di documenti rinvenuti dall’archeologo Valerio Chiaraluce e dallo storico Massimo Rocchi Bilancini, relativi ad un contenzioso fra i frati domenicani di Santa Maria in Camucia e le suore agostiniane della SS. Trinità che se ne contendevano le acque, la fontana di Summuro (sotto muro) o dei Rognosi è tornata a nuova vita.
Addossata alle mura romane della prima cinta (da qui il nome di Summuro), la fontana era meta di persone affette da malattie della pelle quali la scabbia, per le doti medicamentose che venivano attribuite alle sue acque. Originariamente posta 3 metri sotto l’attuale livello di via di Mezzo Muro, dell’antica fontana attualmente si offre alla vista solo la parte apicale della volta che la ricopriva, riaperta grazie all’impegno ed al duro lavoro dell’Associazione Toward Sky che ha tolto la tamponatura che chiudeva la fontana e svuotato completamente la cisterna, oltre a corredare il monumento di una targa esplicativa in lingua italiana e inglese.
Le prime notizie della Fontana dei Rognosi compaiono in un documento del 1297, anno nel quale i cittadini vollero fosse riparata, e continuò ad essere un punto di riferimento importante per i cittadini di Todi fino alla fine del 1700 quando, a causa della scarsità di acqua e della scomodità di utilizzo a causa dell’accumulo dei detriti davanti ad essa, si decise di chiuderla definitivamente.
Dal 15 dicembre, giorno dell’inaugurazione ufficiale del restauro, un altro piccolo tassello della storia della città torna a ricollocarsi, grazie alla passione ed alla dedizione di Valerio Chiaraluce e Massimo Rocchi Bilancini che, non nuovi a questo tipo di scoperte, uniscono l’entusiasmo e la competenza alla voglia di fare, impegnandosi in prima persona nei faticosi lavori di ripristino e restauro, allo scopo di donare alla città un nuovo monumento, una nuova occasione di promozione ed un nuovo frammento della sua millenaria storia.
Benedetta Tintillini